Artista: Lucio Battisti
Etichetta: NumeroUno
Anno: 1986

Divertito, mi piace pensare, riguardo il suo nuovo ruolo di culto della canzone italiana, nel 1982 Lucio Battisti avrebbe fatto una delle cose più sconvolgenti mai successe nel mondo della nostra canzone: lui che non sbagliava un colpo, che finiva al numero uno della hit parade, regolarmente ad ogni uscita discografica, aveva deciso di cambiare rotta. La rottura con Mogol era avvenuta in maniera repentina sebbene i testi di Una Giornata Uggiosa, loro ultimo lavoro di coppia, lasciassero intravedere un palese esaurimento della società. La cosa più evidente, in quegli anni, era la voglia di Lucio di cambiare, sperimentare, crescere.
S’imbarcò nel (fallimentare) rilancio di Adriano Pappalardo producendo l’album Immersione (nel quale oltretutto suona basso, chitarra e sintetizzatori) e fece uscire il suo primo disco senza Mogol (E già) con le liriche firmate da Velezia, pseudonimo della moglie Grazia Letizia.
Ma l’inizio della vera maturazione, l’album che sarebbe nato per fare da spartiacque tra il prima e il dopo è senza alcun dubbio Don Giovanni. E’ con questo disco, che lo scorso marzo ha compiuto trent’anni, che inizia il suo fortunato sodalizio col paroliere Pasquale Panella, autore genialoide e intelligente che ha colto perfettamente nel segno la strada innovativa intrapresa da Battisti.
La produzione di Greg Walsh va nella stessa direzione, cercando di integrarsi nell’ottica del nuovo Lucio, puntanto a raffreddare i suoni, togliendo qualsiasi possibilità al disco di risultare familiare. E’ infatti opinione comune che Don Giovanni sia il primo disco elettronico di Battisti quando, in realtà, tutta la strumentazione è più che tradizionale: contrabbasso, batteria, piano, chitarra, sassofono, tromba, arpa, corno e archi.
dongiovannime2Il disco arrivò al primo posto della Hit Parade e vi rimase per due mesi.
Però, assieme al palese cambiamento, con il nuovo disco arrivarono anche alcune altre novità che diventeranno presto consuetudini: d’ora in avanti non saranno più estratti singoli e nasceranno le famose copertine dell’epoca Panella: per Don Giovanni un leggero tratto di pennello che raffigura un asciugamano appeso ad un gancio su sfondo beige (in futuro lo sfondo sarà sempre bianco e il tratto del disegno più sottile e nero).
C’è anche da segnalare un’ultima volta. Con questo album finisce l’abitudine di pubblicare i testi e di concedere le partiture musicali per la stampa degli spartiti.
Battisti, tra l’altro, impose alla casa discografica di stampare il disco solo in vinile e in cassetta. La versione in Compact Disc uscirà solo otto anni più tardi, nel 1992, non senza problemi. Battisti, infatti, chiese di ritirare le prime copie messe in vendita a causa di due imperdonabili errori nella stampa del booklet: i testi (non previsti dagli accordi) e l’immagine della copertina che riproduce in proporzione quella dell’LP. “La realtà è una” – dice Battisti – “e non si può modificare”. Significa che i disegni non possono essere modificati a costo di pubblicare solo un particolare dell’immagine  originale quando il supporto (cassetta e CD) non riesca a contenerlo interamente.

Questa un’immagine del CD ritirato.

Questa l’immagine del CD ristampato:

Non esiste un sito ufficiale dedicato a Battisti ma su www.luciobattisti.info, suppongo il più dettagliato e completo sito dedicato alla sua musica, potete trovare tutte le informazioni “tecniche” e le curiosità sull’album (e sulle sue svariate riedizioni).

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Don Giovanni ridimensiona gran parte della musica leggera degli ultimi dieci anni (…) il mio voto è dieci e lode. La sua invenzione melodica è enorme. La frase musicale finisce sempre in modo sorprendente, lasciandoto sospeso nel vuoto, in una vertigine”
Michele Serra, scrittore, 1986

“Tre sono stati gli autori interpreti che hanno rivoluzionato la canzone italiana: Modugno, Celentano e lui (…). Ma Don Giovanni, più lo ascolti e più è una palla”
Gianfranco Manfredi, cantautore, 1986

“In Don Giovanni sfrutta molto la sua reputazione, non il suo talento”
Roberto D’Agostino, critico, 1986

Don Giovanni è un piccolo capolavoro di intuizione e rigore”
Marco Mangiarotti, critico, 1986

Don Giovanni è una pietra miliare. D’ora in poi dovremo tutti fare i conti con un nuovo modo di scrivere la musica”
Francesco DeGregori, cantautore, 1986

“Sono rimasto molto deluso dal primo disco senza Mogol. Da allora non ho voluto ascoltare niente di nuovo, mi dispiace…”
Antonio Ricci, autore TV, 1990

“Quelle con Mogol sì che erano canzoni. Adesso è TROPPO sperimentale!”
Francesco Baccini, cantautore, 1990

“Mi piaceva già con Mogol, adesso di più. È riuscito a passare da un linguaggio di massa, quasi da fotoromanzo, a parole molto più criptiche ed ermetiche, senza perdere un grammo della sua comunicativa e guadagnando in raffinatezza e sperimentazione”
Gianni Borgna, musicologo, 1990

“Non ascolto da anni i suoi dischi”
Mogol, autore, 1990

“Mi piace il suo meraviglioso, inarrivabile isolazionismo che l’ha reso una lontana icona di se stesso”
Enrico Grezzi, giornalista, 1990

“Se non ci fosse stato Battisti, Mogol sarebbe ora uno dei tanti sconosciuti parolieri italiani”
Franco Califano, cantautore, 1993