santa_esmeralda2Artista: Santa Esmeralda
Etichetta: Fauves Puma / Philips
Anno: 1977

Quando la Disco Music era ormai diventata un fenomeno di massa e le Hit Parade di tutto il mondo erano piene di dischi “da ballare”, a qualcuno venne l’idea, apparentemente folle, di combinarla con le atmosfere del Flamenco.
Il progetto, come consuetudine in quell’ambito, nacque dall’intuizione di un discografico che, a discapito del moniker che adottò (Santa Esmeralda
) non era spagnolo ma francese.
Si chiamava Nicolas Skorsky e, dopo un esordio da cantante e una fortunata carriera di produttore al servizio di artisti come Claude François e Herbert Pagani, a metà degli anni ’70 fondò la Fauves Puma, un’etichetta indipendente specializzata in musica da discoteca. Erano anni in cui un’attività come quella poteva essere davvero remunerativa, soprattutto se ti veniva l’idea giusta e riuscivi a mandare in classifica una delle tue produzioni.
Fu uno dei suoi soci, Manuel deScarano di evidente origine ispanica, a diventare fondamentale in questo senso perché un giorno, mentre la radio passava Don’t Let Me Be Misunderstood
nella versione di The Animals, ebbe l’intuizione che gli suggerì l’idea per uno dei più formidabili evergreen della musica da ballo del XX secolo. 
santaesmeralda_me2Il brano, composto  da Bennie Benjamin, Gloria Caldwell e Sol Marcus per Nina Simone che la registrò per la prima volta nel 1964, venne affidato a un team di professionisti (Da Jean-Claude Petit a Don Ray) che ebbe l’onere di scrivere il nuovo arrangiamento basandosi sulla versione di The Animals caratterizzandola coi suoni della danza tradizionale ispanica (Battimani, Nacchere, Chitarre classiche eccetera).
I puristi si dimostrarono un tantino scandalizzati: Sia i sostenitori del Flamenco, che pensavano non fosse troppo dignitoso mescolare la tradizione con luoghi di perdizione come le discoteche, che gli appassionati di musica Pop, che trovarono troppo sbarazzino l’arrangiamento applicato a un pezzo così prestigioso. Entrambe le compagini, in realtà, capitolarono piuttosto velocemente e si arresero all’evidente efficacia di questa nuova contagiosa versione.
Il pezzo era effettivamente molto accattivante e la produzione di altissima qualità. Distribuito a livello internazionale dagli olandesi della Philips, Don’t Let Me Be Misunderstood venne pubblicato in due versioni: a 45 giri della durata di 3’20” e a 33 giri col brano che ricopriva l’intera prima facciata per un totale di 16’05”. In entrambi i casi al titolo della canzone originale venne aggiunto il sottotitolo + Esmeralda Suite che garantiva l’unicità del master e scongiurava la possibilità di confonderlo con quello delle altre versioni.
Il resto dell’album prevedeva una facciata B con una ballata (You’re My Everything, usata anche per il 7″); un uptempo in odor di Disco Rock (Blackpot) più una cover piuttosto efficace di Gloria dei Them.
Per la parte vocale, Skorsky e deScarano reclutarono, dopo alcuni provini, il giovane americano (di sangue portoghese) Leroy Gomez che in quei giorni era il sassofonista dei Tavares e che aveva lavorato in studio con Elton John (suo il sax di Goodbye Yellow Brick Road). Ambizioso e piuttosto dotato, Gomez voleva a tutti i costi tentare una carriera da cantante e, grazie a un manager piuttosto bravo, accettò l’ingaggio coi Santa Esmeralda a condizione di avere il nome in copertina a fianco di quello del gruppo, in modo da farla sembrare una collaborazione estemporanea. Il progetto, studiato a tavolino per diventare un successo internazionale, gli avrebbe così consentito di intraprendere un percorso solista partendo da una base solida e così fu, sebbene la carriera di Gomez non sia stata sufficientemente forte da liberarlo del fardello dei Santa Esmeralda e rendendo, di fatto, ininfluente qualsiasi sua produzione successiva. Nel 1980 partecipò perfino a Sanremo con una ballad dimenticabile intitolata Tu mi manchi dentro dopo di che, lentamente, la sua stella cominciò ad affievolirsi per ravvivarsi solo in occasione di trasmissioni televisive e spettacoli di impronta Revival, dove viene invitato per cantare Don’t Let Me Be Misunderstood.
Santa Esmeralda, invece, sono rimasti nella memoria collettiva grazie a un altro paio di colpi: nel 1978 venne reclutato un nuovo cantante (Jimmy Goings) per registrare la cover di un altro evergreen già portato al successo da The Animals (The House of The Rising Sun) che, senza ripetere i fasti del disco precedente, funzionò piuttosto bene.
In realtà avrebbe potuto andare molto meglio se, proprio per sfruttare l’eco del successo di Don’t Let Me Be Misunderstood, a Cerrone non fosse venuto in mente di incidere un arrangiamento Disco+Flamenco di The House of The Rising Sun attribuendolo a una fantomatica band  chiamata Revelación che uscì qualche mese prima di quella dei Santa Esmeralda. Non s’è mai capito se si sia trattato di una coincidenza o di un vero e proprio sciacallaggio (considerando che in Revelación era coinvolto Don Ray già in forza per Don’t Let Me Be Misunderstood), ma, per certo,  raffreddò l’accoglienza del secondo capitolo dei del gruppo. Per questa ragione, a pochi mesi di distanza, venne rilasciato un terzo capitolo nella discografia, ancora con Goings alla voce, stavolta forte di un brano originale scritto da Skorsky intitolato Beauty che andò piuttosto bene e dove appariva nuovamente un classico riarrangiato in versione Latin (Hey Joe) ma, stavolta, relegato al ruolo di B-Side.
Nel 2002, dopo che Quentin Tarantino chiese a Skorsky di lavorare a un montaggio di 11 minuti di Don’t Let Me Be Misunderstood + Esmeralda Suite per una singolare sequenza del film Kill Bill Vol.1, il brano venne incluso nella colonna sonora e, grazie a questo, visse una seconda giovinezza che convinse Leroy Gomez a ritornare sui suoi passi e assemblare una nuova incarnazione dei Santa Esmeralda da portare in concerto per occasionali manifestazioni e con la quale registrò anche un album in cui riproponeva successi del passato, inclusi quelli incisi da Jimmy Goings, in nuove (orribili) versioni.
L’artefice di tutto, Nicolas Skorsky è morto assassinato in un misterioso omicidio occorso nella sua abitazione di Parigi il 20 ottobre del 2014 all’età di 62 anni.