Etichetta: Lo Scafandro
Tracce: 13 – Durata: 54:53
Genere: Pop Rock
Sito: http://www.fabriziotavernelli.com/
Voto: 7/10

Fare un riassunto del percorso artistico di Fabrizio Tavernelli potrebbe occupare mezzo post. Attivo fin dagli anni ’80, è uno di quei personaggi indipendenti talmente attivi  da riuscire a muoversi in modo credibile in diverse direzioni musicali mantenendo salda una linea creativa che, nel caso del Nostro, è tra le più interessanti del nostro Paese.
Nel suo nuovo Fantacoscienza si prende la briga di affrontare un formato impegnativo (sia pure sui generis) come il Concept-Album, fregandosene delle regole imposte da un mercato sempre più distante dal concetto di “arte” e concentrandosi, proprio con attitudine artistica, alla corrente un po’ desueta e bohémien del songwriting, vale a dire l’arte di scrivere e interpretare canzoni che non si fermino all’aspetto esteriore.
Distante, per precisa scelta, da formule e impianti forzatamente accattivanti, il disco indaga nell’animo alla ricerca della coscienza, per trovarci qualcosa che appare sfuggente o inesplicabile, quasi come fosse tecnicamente impossibile sondare gli atteggiamenti, i comportamenti e le attitudini del nostro “io” accontentandosi, si fa per dire, di analizzare quelle degli “altri”. 
tavernelli_fantacoscienza2Le storie che arrivano dalla Fantacoscienza di Tavernelli sono intime e innocenti ma talmente universali da apparire familiari e domestiche, con la capacità di coinvolgere l’ascoltatore fino a farlo immedesimare con i personaggi che le abitano, sebbene le ambientazioni siano talvolta distanti anni luce da noi (Partigiani, Elfi, Alieni e generali diversità).
Musicalmente, Fabrizio sceglie di esprimersi con il linguaggio del Rock che potrà anche essere in una fase di minimo riconoscimento ma rimane quello più adatto per affrontare certi metodi di scrittura delle liriche. Anche quando i toni appaiono un po’ meno acidi, in favore di ballate che qualche anno fa avrebbero imposto termini come “cantautorale”, le canzoni di Fantacoscienza si appoggiano su strutture di ottima fattura per le quali, naturalmente, deve essere riconosciuto un certo merito anche al “complesso” convocato per le registrazioni.
Un disco senza tempo, con forse un lieve eccesso nel timing globale, che non si esaurisce con l’ascolto e che riesce a farci anche un po’ riflettere su quello che siamo, singolarmente o globalmente.
Non è un disco che metti in sottofondo: richiede un po’ di dedizione ma offre in cambio qualcosa di veramente emozionante. E, di questi tempi, ne vale la pena.