ocean-blonde2Etichetta: Boys Don’t Cry
Tracce: 17 – Durata: 60:10
Genere: Elettronica, R&B
Sito: http://boysdontcry.co/ 
Voto: 6/10

Con una attesa che dura da quattro anni (passati per lo più a far parlare di sé con ospitate e collaborazioni sui dischi di Beyoncé, Kanye West, Drake eccetera) Frank Ocean ha deciso rompere il silenzio con una quantità di materiale talmente smodata da farci perdere l’orientamento. Per ragioni legate al contratto con la Def Jam è stato “costretto” a pubblicare prima del qui presente Blonde, un altro disco, Endless, che è una specie di Video Album uscito pochi giorni prima (un caso?) sui canali di Apple Music che ne ha disseminato estratti senza sosta.
Blonde rappresenta, infatti, la prima uscita ufficiale della sua personale etichetta chiamata Boys Don’t Cry (nome che per un certo periodo era circolato in rete come titolo provvisorio dell’album) e appare, considerando la “cura” con cui ha gestito l’uscita di Endless, come il lavoro su cui l’autore intende attirare maggiormente la nostra attenzione.
Per prima cosa ci tocca rilevare che si tratta di un lavoro buono, a tratti buonissimo, ma un tantino discontinuo. Un effetto che deriva dal rischio che corre chiunque decida di lavorare a un progetto con tempi così dilatati e interrotti da una miriade di altre attività. La compattezza di Channel Orange qui è diversamente espressa e, in qualche occasione, oscurata da un peccato di presunzione di chi sembra smanioso di consegnarci un nuovo Songs in The Key of Life o What’s Going on e, per dovere di cronaca, va detto che non è questo il caso. 
Però non spaventatevi: questo è Blonde ed ha una dignità di tutto rispetto: Frank Ocean è davvero un autore brillante e se la musica nera è riuscita a trovare una strada nuova negli ultimi anni, il merito è in larga parte suo. In effetti il disco nuovo mette le cose in chiaro già con i primi due numeri della tracklist nei quali la produzione spicca in maniera strabiliante, presentando soluzioni moderne e peculiari come il voice-streatching di Nikes, figlio degli insegnamenti di Kanye West, oppure l’effetto sottrazione di Ivy che guida verso le estreme conseguenze la scuola dei Portishead grazie alla produzione evidentissima di Jamie XX.
Ma, come avrete capito, non tutto fila liscio: infarcito di campionamenti e citazioni disparate (Dai Gang of Four ai Beatles, da Todd Rundgren a Burt Bacharach), Blonde è un buon disco che sarebbe potuto essere ancora migliore  se epurato di una soffocante svagatezza. Probabilmente l’autore ha lavorato con l’intenzione di creare un disco epocale sebbene, generalmente, i capolavori si ottengano proprio quando si cerca tutt’altro. La magnifica intensità emotiva di Ocean è spesso sperduta in mezzo a una ricercatezza che tende a sgualcire le migliori intenzioni. I testi importanti e ben assestati fanno sempre la parte del leone ma qualche volta mancano gli appigli sui quali aggrapparli. Sto parlando di melodie forti, di ganci traino e di divagazioni ironiche che avrebbero fatto la differenza.
Fosse il disco di un esordiente andrebbe certamente benissimo. Per essere l’album più atteso dell’intero panorama del moderno R&B, sicuramente chiedere un po’ di più è lecito.