kiwanuka_lh2Etichetta: Polydor
Tracce: 10 – Durata: 54:49
Genere: Pop, Soul
Sito: http://www.michaelkiwanuka.com/ 
Voto: 5/10

Se quest’estate siete rimasti anche voi rapiti da un pezzo da novanta come Black Man in a White World avrete trovato modo di ascoltare per intero l’album di Michael Kiwanuka. Io l’ho fatto di corsa e, devo dire, sono rimasto un po’ perplesso. Non lo conoscevo, quindi mi sono informato: inglese, di origini ugandesi, era salito alla ribalta nel 2012, con un album (Home Again) che univa in modo interessante la musica africana con il Soul e poi, in modo anche un po’ repentino, era sparito.
Love & Hate, segna dunque il suo rientro in pompa magna e un singolo come il già citato Black Man…, faceva immaginare un album di stampo Pop-Soul, tematicamente impegnato e deliziosamente arrangiato.
Sfortunatamente, invece, si perde in un mare di rigonfiamenti, dove canzoni (alcune anche piacevoli) vengono addensate di fronzoli insignificanti e, in qualche occasione, addirittura fastidiosi. Il caso del pezzo di apertura (Cold Little Heart) è emblematico: una durata globale di oltre dieci minuti con una intro strumentale, tra Pink Floyd e Burt Bacharach, che ne dura inutilmente cinque. 
L’intenzione è buona, vagamente in odor di Garland Jeffreys, ma il risultato lascia un po’ a desiderare, nonostante siano percettibili, qui e là, germogli di ottima black music. La produzione di Danger Mouse è buona ma forse poco indicata a un lavoro come questo. One More Night è probabilmente il pezzo in cui il tocco del Topo traspare maggiormente col risultato che… sembra Crazy dei Gnarls Barkley. La TitleTrack, invece, ha un sovraccarico di parti che ne intralcia lo svolgimento, tracimando di archi, di cori e di… minuti di troppo sebbene sia piuttosto facile sentire al suo interno tutte le migliori intenzioni e perfino un potenziale da autentico inno.
Belli e apparentemente sinceri tutti gli omaggi a maestri come Marvin Gaye, Curtis Mayfield e (in modo smaccato) soprattutto Isaac Hayes ma il ragazzo, qui, ha bisogno di mangiare ancora un bel po’ di pastasciutta prima di ambire a quel livello di grandezza.
Ciò nonostante, quello di Black Man in a White World rimane uno dei più contagiosi tormentoni di questa estate. Fatevi bastare il singolo.