delasoul_anonymous2Etichetta: A.O.I. / Kobalt
Tracce: 17 – Durata: 67:59
Genere: Rap, Hip Hop
Sito: http://www.wearedelasoul.com/ 
Voto: 7/10

Veterani della scena Hip-Hop, attivi dal leggendario 1987, i De La Soul di Long Island dimostrano di essere in grado di tenere testa alla nu-skull con considerevole determinazione.
And The Anonymous Nobody è un disco che nasce col supporto di molte persone. Il pubblico principalmente (prodotto grazie a una campagna di crowdfunding) ma anche molti nomi del panorama musicale internazionale, non necessariamente provenienti dall’ambito Hip Hop. C’è Damon Albarn nella suadente ballata Soul Here in After e la sua voce è perfetta come in un disco dei Gorillaz; c’è Dustin Hawskins (sì, quello dei Darkness!) e non potete nemmeno capire quanto sia perfetto in questo ruolo (Lord Intended), i Little Dragon che conducono i De La Soul verso territori glacial-electro con una naturalezza che lascia di stucco (Drawn), c’è perfino David Byrne a interpretare il suo ruolo di icona alt-rock statunitense in un pezzo che fa dimenticare perfino i più imbarazzanti passi falsi dell’ex Talking Heads (Snoopies) e, già che ci siamo, aggiungiamo anche Pablo Stanley, autore della eccellente parte grafica sia dell’album che dei singoli. 
Dall’area black i nomi corsi a dare man forte non sono da meno: Jill Scott, Usher, Estelle, Pete Rock, Roc Marciano fino a Snoop Dogg al cui duetto è  stata affidata una delle prime uscite promozionali con l’irresistibile singolo Pain.
Con così tanta carne al fuoco, il rischio di fare un pastrocchio inconcludente era altissimo e se a questo si aggiunge il timore di ritrovarsi al cospetto di una insistita ostentazione di paternità di certi linguaggi, c’è da rimanere stupiti per come invece Posdnuos, Dave e Maseo siano riusciti a produrre qualcosa che riesca a mantenere alto l’orgoglio old-skool assieme al riuscito tentativo di adeguarsi a soluzioni più “giovani”.
Il gusto pacchiano messo in scena da un’opzione multi-gusto bislacca ma efficace, è in perfetta linea con l’offerta glam-pompous di questo trio di “vecchietti” (il più giovane, Maseo, ha 46 anni) che, a quanto pare, non ha nessuna voglia di stare in disparte o di ritirarsi. 
Certo, c’è qualche eccesso (in particolare nel timing totale) ma mediamente il disco scorre con piacevolezza dall’inizio alla fine. Di quanti dischi si può dire altrettanto, ultimamente?