cave_dominik2Chiunque avesse espresso anche solo un dubbio sull’opportunità di mettere in scena un dolore così intimo come quello che si prova alla perdita di un figlio adolescente, nel caso di Skeleton Tree di Nick Cave & The Bad Seeds dovrebbe sospendere il giudizio almeno fino alla visione di questo bellissimo film di Andrew Dominik che ne racconta la genesi.
Come è noto, la lavorazione di One More Time With Feeling è iniziata qualche mese prima dello sventurato evento che ha colpito la famiglia Cave nel luglio del 2015, come progetto per supportare il disco.
Concepito inizialmente come un lavoro che seguisse la fase creativa nell’ultima parte della realizzazione dell’album, il film ha dovuto necessariamente cambiare registro a causa degli eventi. Questo è accaduto perché, principalmente, a cambiare è stato Nick Cave. È lui stesso a dirlo, in una delle sue elucubrazioni filmate da Dominik riconoscendo due se stessi differenti separati da quel tragico evento: “(…) entri in tabaccheria e comperi un pacchetto di sigarette perché, senza nemmeno accorgertene, hai scoperto che il nuovo te fuma…“. 

Così, il progetto per un documentario fondamentalmente incentrato sull’esecuzione delle canzoni, si è trasformato in qualcosa di più profondo e importante. Il regista e la band riescono così a realizzare un film dalla doppia stratificazione, che tiene conto dell’aspetto musicale senza riuscire a ignorare la devastante sbandata presa dall’ispirazione. 
Le parole di Cave fanno intendere che, anche nella sua carriera di autore, il dolore è stato spesso strumentalizzato in favore della creatività ma nemmeno lui era mai riuscito a capire quanto un “trauma” così straziante potesse rendere inermi, senza niente da dire e senza la voglia di farlo. “Come se fossimo attaccati ad un elastico che si estende fino a un certo punto e poi, inevitabilmente, ti riporta di scatto a ricominciare. Vivi, ami, mangi, lavori, cresci, vai avanti e poi, di scatto, quell’elastico ti riporta indietro. Questo è IL trauma.“.
Un bianco e nero (che si colora solo occasionalmente), perfetto e inevitabile, incornicia un film di raffinatissima bellezza, che mostra un uomo e un artista mentre mette in scena la sua più sconvolgente intimità senza mai scendere nella pornografia e fermandosi quell’attimo prima di scadere nell’autocommiserazione.
La moglie Susie che mostra un disegno del piccolo Arthur e Deep Water (che Cave scrisse per e con Marianne Faithfull nel 2014) cantata da Arthur e suo fratello gemello Earl accompagnati al piano da papà Nick che si ascolta sui titoli di coda, sono scioccanti, emotivamente potentissimi momenti di un film che mantiene un d
oppio piano di narrazione, tra ieri e oggi, tra male e cura, tra musica pop e realtà.
Alla voce di Cave che, proveniente da uno smartphone, recita alcuni suoi testi e racconta buffi siparietti domestici, si sovrappongono momenti di registrazione agli Air Studios di Londra, interviste al protagonista e ai suoi musicisti (Warren Ellis principalmente). Magnifica l’idea di cristallizzare le canzoni di Skeleton Tree nella fase incompleta, prima del processo di masterizzazione, con la voce solista lasciata integra dietro le crepe del patimento.

Dominik compie un piccolo miracolo di stile e di forma, senza rinunciare ad un personalissimo virtuosismo, riuscendo a combinare il pudore con la realtà in un dolcissimo, commovente e a volte straziante momento di creatività.