crystal_catles_amnesty_i2Etichetta: Friction Records
Tracce: 12 – Durata: 33:14
Genere: Elettronica, EDM, IDM
Sito: https://twitter.com/crystalcastless 
Voto: 7/10

Così come nel 2004 aveva formato i Crystal Castles, nel 2014 Alice Glass li ha sciolti per dedicarsi alla carriera solista. Con quale tipo di accordo ci sia riuscito non è dato sapere ma il suo socio storico, il polistrumentista  Ethan Kath, pochi mesi dopo, li ha riformati chiamando al suo fianco una nuova vocalist (Edith Frances) e rilasciando dichiarazioni piuttosto “velenose” nei confronti dell’ex socia.
Un paio di singoli per tastare il terreno (Frail -qui inclusa- e Decide) e infine Amnesty (I), un album che interrompe il ciclo di numerazione usato per i titoli dei tre album precedenti (I, II e III) e ne inaugura apparentemente uno nuovo. 
Tralasciando le beghe interne e senza addentrarci in questioni che esulano dall’aspetto meramente musicale, bisogna riconoscere che i nuovi Crystal Castles hanno realizzato un disco davvero niente male, dove le ritmiche dance riescono a combinarsi egregiamente con una brillante ricerca sonora. Alcuni pezzi più di altri (in particolare la tripletta iniziale, Femen, Fleece e Char) hanno un gusto sperimentale molto interessante che, abbinando fraseggi e linguaggi non desueti (i ritmi Jungle e campioni vocali di stampo etnico), sono in grado di generare qualcosa di fresco ed inaudito. Anche se sembra difficile da credere. 
Quando poi il piede spinge sul pedale della musica da ballo, ci sono soluzioni molto efficaci che avvicinano la House del secolo scorso con l’elettronica della laptop-era, senza mai mettere freni o limiti alla creatività.
Edith ha una interessante pasta vocale e sebbene Ethan la massacri spesso dietro filtri e variazioni di pitch, dimostra una stupenda personalità interpretativa.
Alcuni guizzi 80’s, già ascoltati nella discografia pregressa, fanno di Amnesty (I) un lavoro che riesce, pur distaccandosene, a insinuarsi nelle setlist classiche del gruppo.
Insomma, una sorta di primo passaggio verso una evoluzione che sembra dietro l’angolo e che qui viene prudentemente lasciata affacciarsi timidamente. Comprensibilmente, nell’ottica di mantenere lo stesso moniker, in virtù di una visibilità piuttosto spiccata, Kath ha scelto di muoversi con cautela cercando di mettere in scena qualcosa di diverso senza intaccare la cifra della sua proposta. E considerando il genere affrontato, non era facile.