minidisc2Nato nei primi anni ’90 nei laboratori della Sony e arrivato nei negozi all’inizio del 1992, il MiniDisc era un supporto digitale con elevatissime potenzialità pensato in origine come evoluzione digitale e sostituto della musicassetta.
Le dimensioni ridotte rispetto a quelle del Compact Disc (7×7 cm.) e l’involucro protettivo simile a quello di un floppy disc che lo rendevano particolarmente comodo e resistente, non furono caratteristiche sufficienti per farlo sopravvivere alla diffusione del CD masterizzabile (prima) e dei lettori mp3 (dopo).
La compressione audio del MiniDisc sfruttava inizialmente il codec ATRAC (Adaptive TRansform Acoustic Coding), che, in sostanza, utilizza la psicoacustica per comprimere il suono escludendo o modificando quelle frequenze che l’orecchio umano non riuscirebbe comunque a percepire, rendendo l’ascolto praticamente indistinguibile da quello prodotto dal suono integro. Una rivoluzione che avrebbe portato i tecnici della MPEG a migliorare la compressione di quelli che, in pochi anni, tutti avrebbero cominciato a conoscere come mp3.
L’iniziale entusiasmo riservato al MiniDisc fu dovuto ad alcuni vantaggi rispetto al Compact Disc: principalmente i lettori MD erano dotati di una funzione detta Anti-Skip che in sostanza consentiva al disco di non saltare anche quando il player era sottoposto a urti e scossoni.
Questo era dovuto alla lettura dei dati in una memoria di buffer ad alta velocità di accesso interposta tra il laser ottico a 1,4 megabit/secondo ed il decoder ATRAC, in modo da immagazzinarli nella memoria da 1 Megabit e da qui trasferiti al decoder. Se il Player subiva un urto, la riproduzione continuava normalmente, mentre il laser si riposizionava nel punto in cui è avvenuto il salto, iniziando a leggere nuovamente.

SONY DSCQuesta caratteristica in particolare, oltre che al rilancio di un marchio fortunato come Walkman, riservato ai lettori da passeggio, aveva fatto apprezzare il MiniDisc anche tra i musicisti che in questo modo potevano portare sul palco basi e playback senza timore di riprodurre salti e blocchi, senza dimenticare che la qualità di campionamento consentiva di effettuare anche registrazioni microfoniche digitali di qualità superiore, cosa che ha reso MD molto popolare anche come supporto per demo e sale prova.
Le migliorie riservate negli anni ’90 al supporto e ai lettori CD (tra cui la possibilità di masterizzazione e l’applicazione di tecnologie molto simili all’Anti-Skip) fecero in modo che diventasse lo standard unico. Il Compact Disc, infatti, cominciò a diffondersi anche come supporto per compilation personali e per copie private. Tutti i modelli di autoradio prevedevano un lettore di CD al posto del lettore di musicassette e questo, assieme a una notevole diffusione di riproduttori portatili, sancì la morte di tutti gli altri supporti. 
La Sony tentò per il Minidisc una strada di rilancio basata prima sulla possibilità di interfaccia con il computer attraverso porte USB (NetMD) e poi sulla versione Hi-MD che prevedeva l’utilizzo di dischi in tutto simili ai precedenti ma con una maggiore capienza i quali, grazie alla compressione consentita dal codec ATRAC3plus, consentivano una capacità di 1GB (al posto dei 305MB dei precedenti) e che allargavano l’utilizzo anche come storage-dati. Nel 2004 vennero prodotti lettori Hi-MD che includevano anche una fotocamera digitale ma, nel giro di pochissimo tempo, le pennette USB, i lettori mp3 e gli smartphone hanno reso il Minidisc un oggetto ingombrante ed obsoleto che, nel marzo del 2013, la Sony ha eliminato dal catalogo abbandonando definitivamente la produzione.