mftmArtista: Depeche Mode
Etichetta: Mute
Anno: 1987

Giunti al sesto album della discografia, i Depeche Mode sentivano l’esigenza di trovare un suono più moderno che tuttavia cercasse di non discostarsi troppo da quello che li aveva resi un’entità unica nell’universo della musica inglese.
Music For The Masses, fin dal titolo, è un album che si prefigge il compito di allargare il bacino di utenza, con canzoni di respiro più universale applicate all’esperienza maturata in quasi otto anni di carriera in campo di ricerca elettronica. Sebbene i due singoli usciti in anticipo non fossero riusciti ad arrivare nelle posizioni alte della classifica, oggi sono tasselli inevitabili nelle scalette dei concerti. Strangelove (uscito il 13 aprile) arrivò al numero 76 mentre Never Let me Down (uscito il 24 agosto) andò un po’ meglio fermandosi al 63. In quel momento sembrava evidente che la stella dei Depeche Mode avesse cominciato a perdere un po’ della sua brillantezza iniziale ma la band era determinata a una svolta e, in poco tempo, si accorse che quella svolta era stata compresa fuori dai confini nazionali. Quando l’album uscì a settembre raggiunse a fatica la decima posizione della classifica, scendendo rapidamente nelle settimane successive e se inizialmente sia la band che i discografici mostrarono un po’ di delusione, si ripresero immediatamente nell’accorgersi che nel resto dell’Europa continentale le cose stavano andando molto meglio donando soddisfazioni notevoli nelle classifiche di paesi nei quali, precedentemente, non era andata affatto bene come Germania (#2), Spagna (#1), Svezia e Svizzera (#4), Francia e Italia (#7). Per la prima volta, poi, con questo lavoro i DM riuscirono ad arrivare anche nell’ambitissima classifica americana raggiungendo una ragguardevole 35a posizione nella Chart di Billboard e guadagnando il disco d’oro sei mesi dopo la sua uscita. 

Questo risollevò gli animi e la band partì per un monumentale tour mondiale (il più lungo a tutt’oggi dell’intera carriera della band) durante il quale il successo si faceva sempre più tangibile ed evidente. A pochi mesi dall’uscita dell’album, venne rilasciato anche il singolo Behind The Wheel che riuscì a convincere anche il pubblico nazionale facendo anche il piccolo miracolo di riportare in classifica anche Strangelove che, in questa seconda occasione, partì dalla posizione #50 per poi arrivare fino alla Top10.
mftm_meMusic For The Masses è uno di quei dischi che giungono alla gloria nel corso della storia, un lavoro che, sebbene vagamente sottovalutato nei giorni della sua uscita, è continuamente cresciuto in popolarità per mesi e mesi, conferendo ai DM il ruolo di paladini della musica pop elettronica proprio nel momento in cui il mondo della musica leggera stava riscoprendo il rock con l’esplosione del Brit-Pop in Inghilterra e del Punk in USA.
Musicalmente è un album fintamente leggero, dove le trame melodiche e le soluzioni armoniche sono incastrate in soluzioni sonore piacevolmente orecchiabili. Molto del merito è sicuramente di David Bascombe, il produttore che aveva lavorato con Tears For Fears e Peter Gabriel e che era stato suggerito dal regista del disco precedente, Daniel Miller, che pensava fosse necessaria una mano diversa dalla sua per raggiungere i propositi che la band aveva in mente. Miller, che in extremis arrivò a dare qualche suggerimento (accreditato in copertina come produttore aggiuntivo) ci aveva visto giusto perché un suono come questo i Depeche Mode non l’avevano mai ottenuto e l’ambizione di raggiungere qualcosa di “diverso” era l’unica espressa in fase di realizzazione.
Il disco continuò a vendere per molto tempo. Nella primavera del 1988 era ancora in classifica e fece un altro passo verso la vetta quando la band, a sorpresa, decise di estrarre un nuovo singolo, basandosi sulla calorosa accoglienza che il pubblico gli riservava durante i concerti e dietro una massiccia insistenza dei loro editori francesi. Little 15, una ballata elettronica che racconta un magnifico e intenso ritratto adolescenziale, funzionò piuttosto bene e si rivelò come l’ultimo affascinante capitolo riservato alla scaletta dell’album.
Nonostante molte critiche negative dei primi giorni, molti autorevoli magazine hanno rivisto la loro posizione nel corso degli anni. Q lo ha definito a posteriori “Un disco difficile e contemplativo ma pieno di gemme nascoste (…) oltre che la prima volta in cui i Depeche Mode sono stati presi davvero sul serio.” e Slant lo mette alla 75a posizione dei migliori album degli anni ’80.
Molto più semplicemente si tratta di un disco talmente ben incasellato nel suo tempo da non riuscire a sentire gli anni. Oggi come allora riesce ad emozionare e a incollarci all’ascolto come la prima volta. Un privilegio concesso solo alle pietre miliari.

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