jaar_sirensEtichetta: Other People
Tracce: 6 – Durata: 41:44
Genere: Elettronica
Sito: http://nicolasjaar.net/ 
Voto: 9/10

Nello sterminato mondo della musica elettronica moderna è davvero difficile uscire dall’ombra. Le possibilità offerte dai software odierni hanno generato un sottobosco magnifico di produzioni e di composizioni, alcune davvero molto interessanti. C’è tutto un mondo di appassionati e di intenditori che riempie gli archivi si Soundcoud e Bandcamp ma quando il mondo “esterno”, il grande pubblico e (soprattutto) la critica si accorge di qualcuno, è inevitabile immaginare che nelle produzioni di costui ci sia davvero una marcia in più.
Nicolas Jarr è sicuramente uno di questi outsider, parola che una volta tanto deve essere letta al contrario, come per un musicista che emerge dall’oscurità verso il mondo superiore e, se ascoltate il suo ultimo album, Sirens, non vi sarà difficile capire perché.
La sua capacità di elaborare i suoni è qualcosa di inaudito, di splendidamente riconducibile a niente che si sia già sentito.
Jaar è nato nel 1990 a New York da padre Palestinese e da madre Francese (entrambi naturalizzati Cileni) ed ha all’attivo, prima di questo, un altro disco uscito nel 2011 per Circus Company (Space is Only Noise). Prima ha fatto scuola nell’ambiente dell’IDM e della musica da ballo in generale, lavorando in sala di registrazione e assorbendo insegnamenti da vari ambienti come Hip Hop, Jazz, Fusion, House e Techno. Nella sua musica c’è tutto questo e non c’è niente di questo. 
Sirens è un disco molto sperimentale, più nelle intenzioni e nel concetto di quanto alla fine emerga dall’ascolto. Jaar ha utilizzato metodi di registrazione bizzarri (per la musica elettronica) come l’impiego di microfoni panoramici che riescono a dotare le riprese di un’ambiente formidabile. I ritmi e le melodie del disco escono dalle casse e si perdono per la stanza, creando una forma di affascinante olofonia, lasciando che si percepiscano rullanti o voci provenienti dal basso o dalla nostra nuca. Le trame armoniche giocano su intervalli cari ai compositori sperimentali del ‘900 e si ingarbugliano su scenari immaginari ed immaginifici fatti apposta per tenerci incollati alla musica come solo i più grandi riescono a fare.
Rari i brani che includono liriche con momenti di eccellente misura nella scrittura. Un esempio splendido è un brano che parla del referendum cileno del 1988 per la presidenza di Pinochet ispirandosi al film di Pablo Larrain sullo stesso tema col quale condivide il titolo (No).
Sirens, in sei movimenti, non sbaglia un colpo, sorprendendo l’ascoltatore man mano che le tracce avanzano, coinvolgendoci anche in momenti adatti alla pista da ballo (Three Sides of Nazareth) ma lasciandoci sempre a bocca aperta per la qualità della produzione.
Un disco per palati fini, tra i più affascinanti non solo del genere ma dell’intero panorama odierno.