bsideSebbene in tempi recenti Carlo Conti abbia donato una nuova (imbarazzante) accezione alla definizione Lato B, l’origine del termine proviene dai dischi in vinile e in particolare quelli a 45 giri.
Sebbene, nella realtà, anche gli LP abbiano due diverse facciate incise, la definizione di Lato B è più comunemente utilizzata per parlare di quelle canzoni che, sui singoli, venivano contrapposte al brano da promuovere (posto sul Lato A) e che erano in qualche occasione scarti di lavorazione, brani esclusi dalla scaletta definitiva di un album o anche canzoni edite ma meno incisive.
Nel periodo di massima diffusione del formato 7″ (tra gli anni ’60 e gli anni ’80), i discografici si accorsero che il brano del retro faceva spesso la differenza tra gli acquirenti. I collezionisti, per esempio, acquistavano il disco solo se il Lato B prevedeva un brano non compreso nell’album o più in generale mai pubblicato prima e, in collaborazione con gli artisti, si cominciò a curarne maggiormente la scelta, creando un modo per dare più valore ai soldi del pubblico.
Molto spesso fu proprio quest’ultimo a decidere. Con artisti come Lucio Battisti, per esempio, non era raro che la casa discografica pubblicasse un 45 giri per promuovere una canzone e che il pubblico finisse per preferirgli quella incisa nell’altra facciata. Tecnicamente i discografici chiamavano questo fenomeno “girare il disco”. Successe con il 45 giri di Fiori rosa fiori di pesco che, dopo un grande successo iniziale (vinse il Festivalbar del 1970), ebbe un ritorno di vendite quando il passaparola del pubblico fece diventare un classico anche il brano del Lato B, Il tempo di morire.
All’estero si ricordano esempi eclatanti come Father And Son di Cat Stevens, che oggi è una pietra miliare del pop internazionale ma che all’uscita era relegata nel retro di Moon Shadow, oppure I Will Survive di Gloria Gaynor, uscita come Lato B di di una canzone, Substitute, oggi praticamente dimenticata.
L’aggiunta di brani inediti, registrazioni live e missaggi alternativi è diventata in breve tempo una pratica efficacissima, nata per l’esigenza di allegare al singolo promozionale qualcosa di veramente stuzzicante. Negli anni ’60, invece, il concetto di B-Side era talmente degradante che The Beatles inventarono i 45giri con “Doppio Lato A”, per evidenziare il fatto che le due canzoni proposte avevano lo stesso livello di qualità. Con questo formato pubblicarono parecchi 45 giri tra cui We Can Work it Out / Day Tripper, Eleanor Rigby / Yellow Submarine e Strawberry Fields Forever / Penny Lane. Grazie a questa trovata, molti altri dischi uscirono con doppio Lato A tra essi Let’s Spend the Night Together / Ruby Tuesday di The Rolling StonesGod Only Knows / Wouldn’t It Be Nice dei Beach Boys. Alcuni casi ci sono anche in Italia anche se, il doppio lato A di Vengo anch’io, no tu no / Giovanni telegrafista di Enzo Jannacci non è riuscito a far rimanere sullo stesso piano le due canzoni del disco, dando maggiore visibilità e longevità alla prima.

In epoca di Disco Music s’era diffusa la pratica di incidere nelle facciate B, versioni strumentali delle canzoni del primo lato. Una pratica che divenne “regola” nel periodo storico della nostrana Italo Disco. Le versioni senza cantante erano spesso preferite dai DJ e questo generò anche alcuni progetti discografici diventati dei classici (Pensate a Love and Dancing accreditato a una fantomatica Love Unlimited Orchestra che era, in realtà, un disco di remix strumentali dell’album DARE! di The Human League). All’estero, più spesso, succedeva che la versione strumentale del Lato B avesse anche un altro titolo. Un mezzo piuttosto furbo per monetizzare, dal momento che lo stesso brano poteva finire sui borderò con due titoli diversi, aumentando gli introiti. I New Order l’avevano adottata come regola e la versione strumentale di Blue Monday divenne The Beach, Perfect Pit quella di Perfect Kiss, Shame of The Nation nel retro di State of The Nation e così via.
La pratica del Lato B non è morta con l’avvento del CD e dei dischi che non si girano e nemmeno con l’epoca della musica in streaming. Continuano a chiamarsi in questo modo (più spesso con la dizione inglese B-Side) quelle canzoni che vengono allegate alla pubblicazione di un singolo per renderne più stuzzicante l’acquisto. Oltretutto con questi formati più recenti è possibile allegare ben più di una traccia, rendendo spesso i singoli dei veri e propri EP, densi di materiale inedito.
La cultura della B-Side è ormai molto diffusa: ci sono autentici appassionati e schiere di collezionisti che fanno a gara per accaparrarsi uscite peculiari e rare. Molti artisti, per scongiurare l’ipervalutazione di alcuni pezzi e le speculazioni di certi rivenditori, hanno realizzato interi dischi raccogliendo tutte le B-Side della propria carriera, generando molto spesso degli album da Top 10. Qualche uscita fortunata, aiutata dal periodo grande popolarità delle band in questione furono, ad esempio, The Masterplan degli Oasis, una raccolta di lati B che prendeva il titolo dalla canzone posta nel retro del loro maggior successo, Wonderwall, Pisces Iscariot di The Smashing Pumpkins e Incesticide dei Nirvana, giunti a calmare i bollori dei fan mentre aspettavano le uscite di Mellon Collie… e In Utero.
In UK, negli anni ’80, The Smiths ebbero un enorme successo con ben due raccolte di B-Side sui generis (nel senso che contenevano anche qualche A-Side di brani rimasti fuori dagli LP e parecchie registrazioni alternative come sessioni radiofoniche e altro) che sono diventate delle autentiche pietre miliari dal titolo Hatful of Hollow e The World Won’t Listen. Insomma, B-Side, al di là della squallida interpretazione da Miss-Italia di Conti, è diventata ormai una filosofia a cui ci si riferisce per definire qualcosa di prezioso e ricercato o anche, in alternativa, canzoni che, proprio a causa del deficit di produzione mainstream, godono di una maggiore sincerità artistica.

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