Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 4 – Durata: 14:09
Genere: Rock
Sito: facebook 
Voto: 7/10

Sembra proprio che le sonorità del Grunge più raffinato, quello più contaminato col Blues di Pearl Jam e Alice in Chains stia spingendo per un ritorno in scena. Questo a giudicare dalla grande quantità di giovani band che sembrano ispiratissime da quella scena, al punto da concedersi omaggi e tributi davvero inequivocabili. Tra esse anche Malkovic, power trio milanese che si affaccia nell’universo della discografia con un EP formato quadrifoglio dove ogni petalo, saggiamente scritto in italiano e ben interpretato a livello sia vocale che strumentale, rappresenta un momento perfetto e a tratti didascalico dell’universo del Rock duro della mitica stagione americana degli anni ’90.
Si parte con due numeri al fulmicotone (Carlo, UFO), con l’overdrive sempre a manetta e cassa e rullante al limite dello sfondamento delle pelli, e poi in terza posizione arriva anche la ballad mid-tempo (Tre) dove il plettro, sulle corde della chitarra, lascia il posto ai polpastrelli. La voce di Giovanni Pedersini è bella, sciolta e sicuramente personale. Non imita nessuno e cerca una sua via a questo verbo. I due comprimari della ritmica (Elia Pastori alla batteria e Fabio Copeta al basso), stanno al gioco, scivolano lievi e mai ingombranti ma si fanno sentire alla grande, in particolare nel numero conclusivo (Nucleare) dove il trio sfoggia le ultime gocce di sudore. 

Certo, Malkovic non hanno inventato niente ma è evidente che non fosse nemmeno nelle intenzioni. La loro musica non va sotto l’etichetta “sperimentale”; è qualcosa di stampo classico, un canone che esula mode e tendenze per appellarsi alla storia della musica giovanile cercando di metterci più anima che invenzione. Ma quando ce n’è così tanta, l’anima basta e avanza.