joan_let-it-be-youEtichetta: Reveal Records
Tracce: 10 – Durata: 40:36
Genere: Alt-Pop
Sito: http://joanaspolicewoman.com/ 
Voto: 6/10

Che sia un’artista poliedrica e sempre in movimento lo sappiamo, che sappia come scrivere una canzone cercando sempre di rinnovare la sua linea, anche. Per il suo nuovo disco, Joan As Police Woman ha stretto una collaborazione con Benjamin Lazar Davis e lo ha fatto al servizio di un progetto molto ambizioso: nell’ipotesi di elaborare un lavoro che tentasse un’evoluzione artistica necessaria a questo punto della carriera, mette in scena un album che si prende la briga di elaborare le ritmiche del centro-Africa senza appellarsi a suoni etnici o a strumenti reali tipici di quelle zone. Al contrario, Let It Be You elabora e sperimenta, cerca di riprodurre certe soluzioni avvicinandosi a un mondo “nero” ostentando una “bianchitudine” esagerata.
Wasser e Lazar Davis, creano davvero qualcosa di affascinante, liberandosi in sperimentazioni capaci di mescolare le ispirazioni con le proprie cifre, che vanno dal Soul degli anni ’70 fino al Rock elaborato di certa New Wave ricercata tra David Sylvian e David Byrne. Il risultato, però, non è sempre a fuoco e si percepisce che alcune soluzioni sono state applicate per ottenere di proposito un effetto che tende a fare cattivo gioco alla fruizione. Più o meno allo stesso modo di Bon Iver ma senza il coraggio di spingersi altrettanto sulle estremità. Certi brani (ad esempio Satellite) sembrano nati in un modo e poi adeguati al progetto. Una cosa che, intendiamoci, non solo andrebbe bene ma renderebbe l’opera molto interessante se riuscisse a mantenere l’amalgama promesso con un maggiore livello di composizione. Perché Let It Be You, effettivamente, è un lavoro dove la scrittura è un po’ in secondo piano, come se i due autori avessero privilegiato qualcos’altro. Naturalmente, quando le canzoni escono, si respira aria davvero buona e Magic Lamp, Overloaded e Hurt so Bad sono pezzi che non vedi l’ora di sentire al concerto. Tuttavia, una volta arrivati alla fine del disco, la sensazione è quella di un lavoro troppo limato, lavorato con troppa poca anima nonostante l’intento che si prefigge.
Come esperimento va bene, ma l’attesa per un nuovo disco della poliziotta meritava un guizzo in più.