Etichetta: RCA / Columbia
Tracce: 24 – Durata: 78:52
Genere: Colonna sonora
Sito: https://lazarusmusical.com/ 
Voto: 6/10

Difficile fare la critica della colonna sonora di un musical senza averlo visto rappresentato. In quest’ottica certi brani possono apparire “ingombranti” e fuori posto. Nel caso di Lazarus, il musical basato sulle canzoni di David Bowie al quale il cantante inglese ha lavorato (assieme a Enda Walsh) nel suo ultimo anno di vita, a fare questo effetto sono canzoni apparentemente strane come Hallo Mary Lou di Ricky Nelson che sono certo abbia un ruolo nello spettacolo difficile da trovare nel disco.
Più facile, per ovvi motivi, concentrarsi sulle interpretazioni che la compagnia diretta da Ivo Van Hove ha fatto di alcune delle più belle canzoni che Bowie ha scritto e inciso nel corso della sua carriera. Le “rendition” sono tutte fatte nella chiave specifica del musical, con partecipazioni molto intense nei confronti delle parole delle canzoni, tali da rendere affascinanti e intense anche canzoni che, nelle versioni dell’autore, ci erano sembrate un po’ sottotono (This is Not America).
lazarusLazarus, nella trama, è un ideale seguito della vicenda narrata dal film di Nicholas Roeg, L’uomo che cadde sulla terra e che, nelle prime rappresentazioni aveva ricevuto un’accoglienza talmente tiepida da farlo sembrare una delle peggiori rappresentazioni di questo tipo. La morte di Bowie ha attutito queste critiche negative ma, soprattutto, ha acceso un interesse elevatissimo per il musical che probabilmente non ci sarebbe stato. Al netto di tutto questo, e trovandoci al cospetto unicamente della colonna sonora, spogliata della messa in scena, bisogna riconoscere che certe canzoni sono talmente belle che continuerebbero ad esserlo anche se interpretate da un coro alpino. Alcune sembrano tagliate proprio per finire in un musical (All The Young Dudes, Absolute Beginners, la quale, effettivamente nacque proprio per questo) ma in linea generale sono maggiori i momenti in cui l’intensità delle originali non raggiunge il cuore e, talune, diventano anche vagamente irritanti (Heroes, Life on Mars).
Un disco da affrontare con cautela nel quale si salvano giusto le tre canzoni inedite che Bowie scrisse e incise appositamente per Lazarus (No Plan, Killing a Little Time e When I Met You) nel periodo in cui stava lavorando al suo testamento musicale, Blackstar. Si tratta di tre brani in linea con quelli dell’ultimo album del musicista che hanno gli stessi pregi e gli stessi difetti di quel disco ma che, all’indomani di una perdita così devastante, acquistano un valore emozionale davvero difficile da calcolare. Killing a Little Time, su tutte è quella maggiormente a fuoco, nella linea ritmica, nella produzione e nella stupenda interpretazione vocale. Le altre due sembrano meno inquadrate ma, come si diceva all’inizio, probabilmente andrebbero fruite nel contesto per il quale sono nate.
Posto che oggi a un disco come questo ci si avvicina per cercare di colmare un vuoto incommensurabile, se cercate la consacrazione definitiva della genialità di Bowie, sicuramente non la dovrete cercare qui. Se vi bastano tre belle canzoni nuove e una serie di interpretazioni arbitrarie della sua musica, il piatto è ghiotto.

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