Etichetta: Blackened
Tracce: 12 – Durata: 77:26
Genere: Metal
Sito: https://metallica.com/ 
Voto: 7/10

A otto anni da Death Magnetic e a cinque dalla controversa collaborazione con Lou Reed, i Metallica pubblicano Hardwired… To Self-Destruct, album spesso anticipato come un ritorno alle origini e in questo senso reso credibile dal singolo Hardwired. Ma forse bisognerebbe buttare un po’ d’acqua sul fuoco, in particolare a vantaggio dei fan della prima ora perché le “origini” intese dalla band sembrano essere quelle del dopo-svolta, quelle anni ’90, per intenderci, quelle del periodo Hard Rock eccetera eccetera. Ecco, se siete attivati alla band di Hetfield e Ulrich un po’ in ritardo (per capirci, sulle note di Enter Sandman) comprate questo (doppio) CD a scatola chiusa. Viceversa, se pensate che con quella svolta i Metallica ci abbiano rimesso, prima di passare alla cassa pensateci un po’ su, a meno che non vi serva una coppia di sottobicchieri.
Metallica, oggi, sono una band di Classic Rock piuttosto affidabile, nel bene o nel male si sa sempre cosa aspettarci dai loro dischi e Hardwired… To Self-Destruct è talmente un campionario delle loro sfaccettature da precludere qualsiasi tipo di critica che non sia quella, scontata e francamente un po’ noiosa, di una poca voglia di sperimentare. In questo senso, quando i Metallica hanno tentato la carta della sperimentazione realizzando assieme a Lou Reed un disco coraggioso, acido e bellissimo come Lulu, sono stati presi a pesci in faccia; sicché mi sembra lecito pensare che in questa occasione, quando la loro musica viene riproposta nella forma (anzi, nelle forme) che maggiormente aderiscono alla loro natura, direi che nessuno dovrebbe particolarmente lamentarsi. Nemmeno, udite-udite, quelli che conoscono solo il disco nero
metallica_hardwiredBando alle ciance: qui dentro c’è molto del suono dei Metallica, ci sono tutte le evoluzioni che il loro suono ha portato nel tempo e c’è una straordinaria grinta oltre che una produzione discografica (Lars e James supervisionati da Greg Fidelman) davvero centrata. Il suono esce dalle casse come se volesse rompere i vetri di casa che è un po’ il minimo sindacale richiesto a un disco Metal. Poi, certo, Metallica ora sono mainstream e in quella direzione cercano di non fare i pischelletti fastidiosi… ché dopo i 50 fa un po’ tristezza.
Suonano. Lo fanno alla grande. Rimangono i Metallica, rifanno, se volete, cose già fatte ma le fanno bene. Viene spesso da battere il piede e chi può permetterselo può anche scatenarsi nel più tamarro degli headbanging. Metallica sono come i Led Zeppelin, come il comfort food: ci sono sempre quando c’è bisogno. E li si perdona anche quando, per omaggiare un maestro come Lemmy Kilmister, lo fanno un po’ frettolosamente e inciampano nel pezzo più debole del disco (Murder One). Gli altri 11 hanno tutti qualcosa di buono, siano gli assoli armonizzati tra Hatfield e Hammet che certe pacchianate delle quali, in un disco dei Metallica non possiamo rinunciare.

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