Al termine della seconda guerra mondiale, in una fase di necessaria rinascita, nacquero nel mondo molti centri dedicati alle nuove tecniche di registrazione sonora e linguaggi espressivi alternativi.
Così, come a Parigi nel 1948, Pierre Schaeffer fondò il Groupe de Recherches de Musique Concrete (GRMC); nel 1951, a Colonia presso la radio tedesca nacque lo Studio Fur Electronische Musik e nel 1952, a New York, partì l’attività di Music For Tape Recorder presso la Columbia University, anche in Italia venne aperto lo Studio di Fonologia Musicale presso gli studi della RAI Radiotelevisione Italiana di Milano, che divenne il terzo nodo europeo più importante nel campo della ricerca sonora e musicale. Ad occuparsene furono principalmente i musicisti Luciano Berio e Bruno Maderna assistiti dal fisico Alfredo Lietti che progettò e assemblò nove oscillatori all’avanguardia nel campo della sperimentazione elettronica e della sintesi sonora. Il tecnico Marino Zuccheri ricopriva invece il ruolo che oggi viene definito del “fonico”, collaborando con i musicisti per la realizzazione delle composizioni.
fonologia_zuccheriLuciano Berio definì lo Studio di Fonologia Musicale come “il risultato di un incontro fra la musica e le possibilità dei nuovi mezzi di analisi e di trattamento del suono e si pone come sintesi fra le differenti e spesso contrastanti esperienze già consumate negli studi di Colonia, Parigi e New York, fra le esigenze pratiche della produzione radiotelevisiva e cinematografica e le necessità espressive del musicista che voglia allargare il campo dell’esperienza musicale anche attraverso le possibilità dei nuovi mezzi sonori.“.
Lo scopo principale dello Studio era volto principalmente alla produzione di musica sperimentale oltre che alla realizzazione di commenti e colonne sonore ad uso radiofonico, televisivo e cinematografico.
fonologia_berio_zaccheriLo Studio di Fonologia di Milano rappresentò un punto di incontro in Europa perché fu, tra le altre cose, il primo a tentare una convivenza tra la musica sperimentale e le composizioni tonali e tradizionali. Maderna e Berio combinarono spesso l’uso dei famosi nove oscillatori con composizioni canoniche, con ampio uso della voce.
Tra i musicisti che ci hanno lavorato, si contano nomi come Luigi Nono,  John Cage,  Henri Pousseur,  Niccolò Castiglioni,  Aldo Clementi,  Franco Donatoni,  Giacomo Manzoni, Camillo Togni Armando Gentilucci.
fonologia_berio-zuccheri-maderna-seduti-lietti-castelnuovoLo Studio è stato chiuso nel 1983 e nel 1987 vennero smantellate le sue storiche attrezzature. A quel tempo non si aveva la cognizione di ciò che storicamente era stato lo Studio di Fonologia, così che tutti i moduli, gli strumenti e le attrezzature vennero imballate, catalogate e poi depositate in un magazzino del Museo della Radio della Rai di Torino, insieme ad altro materiale dismesso, come telecamere, registratori, giradischi, microfoni, senza alcun progetto di restauro e di ricostruzione. La scarsa conoscenza di quella fase musicale italiana rischia di cancellarne definitivamente il materiale che trovandosi su supporti magnetici, non essendovi partiture scritte trattandosi di musica registrata, è soggetto a deterioramento irreversibile. Un progetto di restauro e di backup fonologia_zucheri_paccagnini_nonodigitale delle opere sonore realizzate in quegli anni è stata condotta con molta dedizione dal tecnico Giovanni Belletti ed è oggi integralmente conservata negli archivi della RAI.

Per quanto riguarda le apparecchiature, invece, grazie a una capillare operazione di recupero operata della consulente musicale RAI, Maddalena Novati,  nel 1996 sono state esposte al Salone della Musica di Torino e dopo un periodo passato nuovamente presso la RAI di Corso Sempione a Milano in una stanza adiacente a quella che occupavano originariamente, dal 2008 sono visitabili presso il Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco dove, in un ambiente ricostruito dall’architetto Michele De Lucchi sulla base di fotografie e filmati dell’epoca, si possono ammirare le storiche apparecchiature oltre all’arredamento originale disegnato da Giò Ponti.