Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938 – Sanremo, 27 gennaio 1967)

La stesura del testo di Ciao amore, ciao ha subito moltissime modifiche prima di arrivare a quella definitiva presentata a Sanremo nel 1967.
Luigi Tenco, con l’intenzione di portare un brano dal forte carattere, continuava a modificarlo nella parte delle liriche. Era soddisfatto della partitura ma voleva un testo incisivo, che lasciasse il segno. Qualcosa di riconducibile a quello che ai giorni nostri si definirebbe un “tormentone” ma senza che questo ne banalizzasse le tematiche. 
Colto da dubbi e incertezze chiese a Mogol, col quale aveva collaborato per brani come Se stasera sono qui, di scrivere un testo ma Mogol lo tranquillizzò, dicendogli che le parole di Ciao amore, ciao erano perfette così. 
Secondo le testimonianze della famiglia, furono almeno una decina i testi scartati. Uno di essi nacque con la complicità di Sergio Bardotti e si intitolava Il mondo giraNicola Di Bari, nel 1971 la incise anche se, con l’arrangiamento di Gian Piero Reverberi venne parzialmente celato il rimando a Ciao amore, ciao. La versione alternativa più famosa, forse a causa del fatto che Tenco stesso ne registrò una versione definitiva, rimasta però inedita fino al 1972 ma oggi piuttosto conosciuta, è Li vidi tornare che, sull’identica struttura della versione sanremese, aveva un testo contro la guerra ritenuto troppo estremo dalla casa discografica che gli consigliò di cambiarlo. Pare che Tenco non fosse molto soddisfatto della canzone: la faceva ascoltare a tutti e chiedeva approvazione, stava per cambiare tenco_sanremo2brano quando Dalida, con la quale era nata una buona intesa, gli disse che il brano era bellissimo e lo convinse a presentarla. Dal momento che entrambi erano in scuderia RCA, chiesero ed ottennero di portare lo stesso brano alla manifestazione. Il titolo era originariamente Ciao amore ma, a pochi giorni dal Festival venne cambiato per ragioni di carattere legale probabilmente riferite a un’altra canzone con lo stesso titolo. Il brano era musicalmente molto orecchiabile, con un ritornello impossibile da dimenticare, nel quale il titolo della canzone era ripetuto insistentemente prima di sfociare in un “ponte” tipico del pop americano che ne cambiava la tonalità per introdurre, la prima volta, il secondo inciso e, la seconda volta, la ripetizione ad libitum del ritornello. 
L’arrangiamento di Reverberi era di alta classe, teneva conto delle ultime tendenze della musica pop e l’orchestrazione, supportata da una ritmica modernissima, ricordava per certi versi le produzioni di Phil Spector.
Le indiscrezioni da dietro le quinte dei giorni in cui si effettuavano le prove generali, lasciavano intendere che la versione di Dalida stesse piacendo più di quella dell’autore. Molti giornalisti scrissero proprio questo con l’effetto di aumentare l’ansia da prestazione di Tenco che era così sempre più alle stelle. “Questa è l’ultima volta” disse a Mike Bongiorno poco prima della sua esibizione ma nessuno, nemmeno lo storico presentatore, sa a cosa effettivamente si riferisse. 
tenco_dalida_sanremoProbabilmente al fatto di non voler più sottostare a uno stress come quello imposto da una gara, non si sa. Ci sono ancora oggi, cinquant’anni dopo, molti aspetti della vicenda che rimangono obnubilati da una fitta rete di misteri. Il più clamoroso riguarda la sparizione delle registrazioni video del Sanremo 1967, del quale rimangono poche foto e qualche registrazione audio. La colpa, s’è sempre detto, è di un incendio che ha colpito le teche della Rai ma molti storici hanno espresso sempre perplessità per quella che sembra una scusa. La storia triste della morte di Luigi Tenco ci è sempre arrivata come un racconto tramandato di generazione in generazione e da questo racconto emerge che il cantautore sia salito sul palco dopo aver assunto una forte dose di tranquillanti e di alcol. La sparizione dei filmati avrà forse qualcosa a che fare proprio con questa amara vicenda? Forse lo sguardo di Tenco non era così “stralunato ed assente” come la leggenda lo ha sempre tramandato? Oppure quei filmati rendevano percettibile qualcosa di ancora più difficile da tradurre affidandoci unicamente ai ricordi di chi c’era e che, per altro, entro qualche anno per ragioni anagrafiche è lecito pensare che non ci sarà più?
Non è questa la sede per azzardare nuove congetture. L’unica cosa certa è che la notte successiva alla prima serata del Festival 1967, tra il 26 e il 27 gennaio, Luigi Tenco morì e questo, in modo indelebile, cambiò il corso della storia della nostra canzone leggera. Lo stesso Festival, da quell’anno in avanti sentì il bisogno di pagare un risarcimento alla canzone d’autore italiana, inserendo spesso in gara brani di cantautori ed instaurando un vero e proprio istituto che la celebrasse. Il Club Tenco, nato nel 1972 su iniziativa di Amilcare Rambaldi, aveva, per statuto, uno scopo molto chiaro, quello di “riunire tutti coloro che, raccogliendo il messaggio di Luigi Tenco, si propongono di “valorizzare la canzone d’autore, ricercando anche nella musica leggera dignità artistica e poetico realismo”. 

Nel 1974, proprio dalla città di Sanremo, il Club Tenco istituì anche un Premio, sempre intitolato al cantautore, i cui riconoscimenti vengono annualmente assegnati ai maggiori esponenti della canzone d’autore italiana, con alcune categorie dedicate alla musica straniera.

(Estratto dal libro “Intrusi a Sanremo”, Crac Edizioni – 2017 – QUI in preorder)

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