Etichetta: The Prisoner
Tracce: 7+7 – Durata: 91:12 (44:30 + 46:42)
Genere: Psichedelia, Pop Rock
Sito: Facebook 
Voto: 8/10

Opera colossale costituita da un doppio CD denso di brani complessi e mediamente lunghi, Hippie dixit, il nuovo disco di Amerigo Verardi è la prova tangibile della possibilità di trovare anche anche in Italia una via alternativa per la musica pop. Le canzoni dell’album non sono scevre da riferimenti, tutt’altro, ma sono talmente ancorate alla peculiare creatività di Verardi da riuscire senza difficoltà a trovare una linea espressiva che, nel marasma di produzioni “indie” di oggi, riesce a piazzarsi in un formidabile altrove.
D’altronde Verardi arriva dall’ambiente indipendente degli anni ’80 (Allison Run, Betty’s Blues), ha attraversato i ’90 (Lula, Lotus) ed ha lavorato con personaggi e musicisti della scena italiana di diversissime estrazioni. Da Carmen Consoli (che esordì come corista nel primo disco dei Lula) a Manuel Agnelli, dai Virginiana Miller ai Baustelle per i quali è stato produttore, sono molti i personaggi della musica italiana che gli riconoscono un valore prezioso e così appare come una scelta inevitabile quella che lo ha spinto a concedersi la libertà di realizzare un disco densissimo e complesso che tuttavia non rinuncia a concedersi al sacro fuoco del pop. 
verardi_amerigoHippie dixit contiene passioni antiche (Claudio Rocchi, Popol Vuh…), sani momenti di Rock’n’Roll e tanta psichedelia (Rolling Stones e The Beatles) in un calderone gestito con una dose di ironia sufficiente a rendere il pacchetto perfetto e lineare nel quale né i 91 minuti globali né le durate “importanti” di certi brani sembrano mai in eccesso. Tutto scorre con naturalezza, nonostante una così imponente dose di stratificazioni e di scenari messi in piedi per raccontare personaggi onirici e bislacchi che restituiscono con estrema facilità una stupefacente e straniante sensazione di  déjà-vu.
Suonato e prodotto in in quasi totale autonomia da Verardi (che ha chiesto aiuto solo in modo occasionale ad amici musicisti oltre che al buon Michele “Mezzala” Bitossi al quale ha affidato la produzione esecutiva e la stampa per la sua etichetta The Prisoner), Hippie dixit è uno di quei dischi che rincuorano, che forse non è fatto per convincere o coinvolgere le nuove generazioni ma che sarà accolto da ogni sincero appassionato di musica come la panacea di ogni male.
Abbietelo!

 

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