Artista: Sly And The Family Stone
Etichetta: Epic
Anno: 1969

La seconda metà degli anni 60 fu particolarmente stimolante per la musica soul e rhythm & blues perché molti artisti cominciarono a sentire l’esigenza di muoversi in direzione del rock bianco, creando un universo del tutto inedito. Dopo che per anni il beat e il rock’n’roll avevano attinto a piene mani dall’R&B, ora sembrava che stesse accadendo il contrario con band che abbinavano le chitarre distorte alle sezioni fiati e atmosfere psichedeliche alle ritmiche ossessive del funky. Molti anni dopo, questa miscela si sarebbe chiamata crossover, ma a quel tempo era meno comune l’esigenza di dare un nome a ogni minima variazione sul tema.  Band black&white come Spirit, Love e soprattutto Sly And The Family Stone furono gli ispiratori del cambio di rotta di gente come The Temptations, Marvin Gaye e perfino di James Brown che cominciarono a provare soluzioni musicali di raggio più ampio, allargandosi alla psichedelia e alle lunghe divagazioni elettriche di Jimi Hendrix.
Sylvester Stewart, in arte Sly Stone, quando mise in piedi il suo progetto di Family aveva in mente proprio questo: l’incrocio di culture, di razze e di suoni. Voleva una band colorata, multietnica e multi-gender che abbinasse l’impegno sociale con la libertà di costume tipica di San Francisco, la sua città.
Nel 1969, con il terzo album, Stand!, per Sly And The Family Stone arrivò anche il successo planetario, per merito di tre brani in particolare. Sto parlando di I Want to Take You Higher, You Can Make it if You Try e il singolo number one Everday People, perfetti esempi di musica funk con testi che richiamavano alla rivendicazione di diritti umani sotto forma di inni generazionali. La title track, assieme a un altro brano del disco dal titolo esplicito Don’t Call me Nigger, Whitey, faceva quadrare il cerchio e rese l’album uno dei più amati di quell’anno, tanto da essere convocati per esibirsi al festival di Woodstock. La stella di Sly And The Family Stone ebbe qui la sua definitiva consacrazione regalando una indimenticabile apparizione alle prime luci del giorno del 17 Agosto 1969, con una delle performance più coinvolgenti dell’intero festival.
Dopo Woodstock pubblicarono un Greatest Hits che divenne un best seller e altri due album altrettanto efficaci (There’s a Riot Going Home nel 1971 e Fresh nel 1973) per poi andare repentinamente alla deriva, arrancando con album sempre meno interessanti fino al 1983 quando la band si sciolse. 
A molti anni di distanza, Stand! rimane ancora uno dei dischi più importanti della black music ed è riconosciuto come una fondamentale pietra miliare della musica pop.
Molte le band e i musicisti che negli anni hanno dichiarato il proprio amore incondizionato per la band di Sly Stone. Tra questi Mark Moore e Pascal Gabriel, pionieri dell’Acid House che con lo pseudonimo S’Express realizzarono nel 1988 una fortunata cover di Hey Music Lover. Da non dimenticare anche l’ottima riproposta di Everyday People ad opera degli Arrested Development, la versione hard-blues di Don’t Call me Nigger, Whitey (coi “colori” invertiti nel titolo) dei Jane’s Addiction, l’eccentrico remake di Iggy Pop per Family Affair, l’inevitabile I Wanna Take You Higher dell’altrettanto inevitabile Prince e molti altri ancora.

 

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