le_luci_brondiEtichetta: Cara Catastrofe
Tracce: 10 – Durata: 36:34
Genere: Cantautori, Pop
Sito: http://www.leluci.org/ 
Voto: 5/10

Sempre molto attento all’aspetto lirico, Vasco Brondi ha costruito la carriera della sua creatura Le luci della centrale elettrica, unicamente sulla capacità di esprimere i versi cantando. Una formula che ha spiazzato per il metodo innovativo che, pur tradendo qualche passione e qualche involontaria influenza, ha lasciato un segno che rimarrà indelebile nei secoli.
Il problema di Terra è serio perché, al contrario di quanto il precedente Costellazioni potesse lasciar intendere, appare incapace di trovare una evoluzione musicalmente credibile per le canzoni da spiaggia deturpata. Rimane inattaccabile la squisita capacità narrativa di Brondi e il suo “stile” nella composizione delle frasi è sicuramente uno dei più innovativi della letteratura italiana degli ultimi anni. In questo disco, però, comincia ad affiorare una metodologia di scrittura che lascia intravedere una certa insistenza tematica incapace di svilupparsi con la consapevolezza di chi smette di scrivere un diario per diventare un narratore efficace. 
Senza saltare a conclusioni affrettate, è necessario considerare che un metodo così intimamente connotato non è svilente in assoluto però, se la via scelta è quella della canzone, è inevitabile dover fare i conti con la necessità primaria di un contraltare musicale atto a sostenere efficacemente le parole al fine di rendere gradevole la fruizione. Terra è un disco che prova a sollevare il naso dal mare della consuetudine e questo è un merito sicuramente apprezzabile. La cosa che dispiace è sentire un eccesso di ricercatezza al servizio di una materia prima di stampo artigianale alla quale certe soluzioni sembrano adattarsi con disagio. 
La produzione di Federico Dragogna (Ministri) punta a smussare gli angoli, aggiungendo suoni eleganti e soluzioni raffinate che ambiscono a reclutare nuovi adepti e che invece, temo, finiranno per alzare il livello di disaffezione anche di quelli vecchi. 
Naturalmente non è tutto da buttare, qui e là affiorano le qualità di un autore tutt’altro che scadente. Sicuramente questo album non convince del tutto ma, nel corso di una carriera, un lieve calo di inventiva è contemplato oltre che veicolo per trovare nuova linfa creativa. Speriamo che Brondi sappia guidarlo nella direzione giusta.

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