Una decina di anni fa (QUI) vi parlai per la prima volta della Buddah Machine ed oggi torno sull’argomento perché ho scoperto che i piccoli dispositivi cinesi del 2005 sono considerati oggetti di culto con quotazioni che arrivano perfino a 250 $.
Per gli ignari, ecco un bignami:

il duo cinese FM3 (reso graficamente FM三) formato dai pionieri della musica elettronica Christiaan VirantZhang Jian nel 2005 realizzò una innovativa pubblicazione che, per le caratteristiche legate alla casualità della riproduzione, venne messa in commercio con un personale lettore denominato, appunto, Buddah Machine.
Famosi fin dagli anni ’90 per la combinazione di musica elettronica con sonorità tipiche della tradizione cinese, intorno ai primi anni del nuovo millennio Virant e Jian hanno sentito la necessità di progettare un dispositivo in grado di riprodurre loop elettronici, col criterio della musica generativa, in modo che ogni ascolto fosse differente da precedente. L’esperimento era dichiaratamente ispirato alla stratificazione di loop ambient, esplorata da Brian Eno negli anni ’70 utilizzando registratori a nastro, e si arricchiva della tecnologia moderna attraverso un buddah_machine1generatore elettronico più piccolo di un pacchetto di sigarette e facile da usare.
La dotazione del dispositivo è minimale: comprende uno switch che permette di selezionare i campioni, un interruttore abbinato al potenziometro del volume, un ingresso per cuffie, un altoparlante, l’alloggiamento per due batterie stilo AA e l’ingresso per un alimentatore esterno (non in dotazione). Il microchip interno comprende nove drone elettronici codificati digitalmente la cui lunghezza varia da 1,5 a 40 secondi e la cui combinazione casuale consente di ottenere stratificazioni evocative e affascinanti.
Riguardo il nome Buddah Machine e al suo design, durante un’intervista Virant ha dichiarato di essersi ispirato a un dispositivo cinese che intona canti religiosi a ciclo continuo, visto in un tempio buddista.
Dopo la storica prima versione, FM三 hanno rilasciato due nuove edizioni, una nel 2008 provvista di nove nuovi loop e un variatore di pitch, e un’altra del 2010 (intitolata Chan Fang 禅房; traducibile come Stanza Zen) che sostanzialmente sostituiva i bordoni elettronici delle prime due versioni con cicli eseguiti sul Gu Qin, un antico strumento cinese.
Poco tempo dopo l’uscita di quest’ultima, Virant e Jian hanno sviluppato anche le app per iPhone e iPad in grado di emulare le funzionalità di tutte le tre versioni fisiche.
Esistono, in realtà alcune ulteriori edizioni prodotte in collaborazione con altri brand tra cui le più famose sono la Gristleism, nata nel 2009 dalla collaborazione coi Throbbing Gristle (che proponeva 13 loops nuovi di zecca e un mix di suoni industrial/noise/experimental realizzata dalla band di Genesis P. Orridge) e la Ghost in The Machine del 2013 prodotta assieme al musicista giapponese Cornelius (all’anagrafe Keigo Oyamada) che include un lungo loop inedito più tre brani della colonna sonora dell’anime Ghost in The Shell:Arise (di Oyamada). buddah_machine2
Pochi mesi fa è arrivata la GlassBuddha nata a gennaio 2017 per celebrare l’80° compleanno del compositore Philip Glass e che include sette loop di piano, organo e voce firmati dal musicista di Baltimora.
Reperibile senza grandi difficoltà sui normali canali on-line, una Buddah Machine classica firmata FM三 può essere acquistata al prezzo di circa 30 euro.
Se qualcuno di voi l’avesse comprata nel 2005 e fosse in possesso di una prima release potrebbe avere un piccolo tesoro. Le Buddah Machine di quel tempo s’aggirano, a seconda del colore, su un valore di mercato tra i 150 e i 250 euro.
Quella delle foto è la mia. Il colore “ciano” ha un valore di circa 150€, se ha ancora la scatola originale.

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