jamiroquai_aut_2Etichetta: Virgin
Tracce: 12 – Durata: 57:03
Genere: Pop, Dance
Sito: www.jamiroquai.com/
Voto: 8/10

Aspettare il tempo necessario a calmare le acque, dopo il gorgo di recensioni avverse raccolte da Rock Dust Luck Star del 2010, è stata l’idea vincente per concedere ad Automaton l’hype che gli sarebbe stato negato qualora fosse uscito in tempi più ravvicinati.
Per altro, in questi sette anni le atmosfere funk-disco che i Jamiroquai hanno contribuito a diffondere negli anni ’90 sono tornate prepotentemente in auge, basti pensare ai Saint Motel di Lars Stalfors e ovviamente ai Daft Punk in versione Nile Rodgers, tanto che per i londinesi di Jason Key è stato gioco facile allinearsi e primeggiare in un ambito a loro così familiare. 
Dunque la grande anima 90’s dei Jamiroquai torna a splendere con momenti di brillante orecchiabilità, generati da un metodo e da uno stile, attribuibile a loro e a nessun altro, che si manifesta tra richiami all’euro disco anni ’70 (Baciotti, Moroder, Boney M e Cerrone), alla house anni ’80 (Bomb The Bass, S.Express e Coldcut…) pur tuttavia riuscendo ad apparire unici e inconfondibili.
I Jamiroquai attingono furbescamente alla loro storia affacciandosi con curiosità ed efficacia sul futuro. Ne esce un disco contagioso che relega nel backstage la poesia e l’impegno sociale (liriche mediamente ininfluenti) portando in scena unicamente l’aspetto glamour di un sound che arriva tanto ai nostalgici dell’acid jazz quanto ai ragazzini appassionati di hip hop generando, di fatto, qualcosa che risulta nuovo pur nella sua inequivocabile familiarità.

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