Etichetta: Interscope / Aftermath
Tracce: 14 – Durata: 53:20
Genere: Rap
Sito: www.kendricklamar.com 
Voto: 8/10

Appena un po’ adagiato sugli allori, Kendrick Lamar si gode il momento aureo della sua carriera e licenzia un album come DAMN. che mette in scena quello che potrebbe essere il punto morto superiore della sua evoluzione artistica.
Limando e perfezionando le capacità e le ambizioni in favore di una tangibile concessione al mainstream, con ospitate che svolazzano tra David Anthony Love (aka Kid Capri) a Mike Will Made It per arrivare a James Blake, Rihanna e (udite, udite!) U2, il rapper più influente degli ultimi anni produce un lavoro in grado di mantenersi sugli standard elevati richiesti da un predecessore come To Pimp a Butterfly ma anche di sforare gli argini del proprio bacino d’utenza cercando consensi tra il pubblico più generalista.

Anche nei temi, Lamar si concede un po’ più intimamente, allargando le eterne e imprescindibili questioni sociali con altre più (magari metaforicamente) personali in grado di scandagliare le proprie tribolazioni esistenziali come meme per esprimere emancipazione e riscatto aggiungendo, in modo quasi sorprendente, perfino una deriva romantica.
In questo senso DAMN. è costruito in modo esemplare lasciando che i temi più impegnati giungano in superficie con intensità crescente, come se l’autore volesse farci prendere coscienza in modo dolce, senza traumi, partendo da una narrazione in stile fiction-tarantiniana, tra allegorie e metafore, per arrivare a barriere razziali, violenza, conflitti interiori e, naturalmente, Donald Trump lasciando fluire la rabbia e la grinta previste dal copione.

Un disco importante per il suo ruolo divulgativo che potrebbe portare il suo autore sulla bocca di tutti (tutti noi pallidi europei, intendo) e che ha le carte in regola, una volta per tutte, per chiarire gli scopi culturali e musicali di un genere spesso frainteso come il Rap.

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