flash_omegaNel 1969, nella hit parade italiana apparve a sorpresa un pezzo strumentale destinato a un grande successo ed ancora oggi molto famoso. Si intitola Flash ed era attribuito alla band The Duke of Burlington.
Erano altri tempi e pochi sapevano che dietro a quel nome non si nascondeva un complesso ma un unico musicista. Sono pochi anche a sapere che quel musicista era italiano e solo tra gli addetti ai lavori era noto che si trattasse di Mario Battaini.
Polistrumentista, arrangiatore e produttore, Battaini è celebre principalmente come fisarmonicista e se il nome può anche non dire un granché a chi legge questo blog, basta provare a nominarlo nell’ambiente del liscio per accorgersi che, al netto di una discografia esigua, è considerato una specie di istituzione al pari di Castellina-Pasi e Casadei
flash_lpMa si tratta di un musicista molto attivo anche come session man; per esempio l’assolo di fisarmonica più famoso della canzone italiana (Storia d’amore di Adriano Celentano) è scritto e interpretato da lui, così come quello più autoriale di Sally di Fabrizio De Andrè (più altri interventi nello stesso album, Rimini) che fu anche l’ultima apparizione di Battaini in un disco. 
Era un professionista instancabile e, come molti artisti, era schivo, riservato e spesso insicuro al punto di usare raramente il suo vero nome trincerandosi dietro ad alter-ego e pseudonimi come Gigi Botto, Anoub, Lumni, Batman, Early Freeman, Beppe Miliardo e Alleroif oltre al già citato The Duke of Burlington con il quale produsse il suo unico singolo da classifica, oggi considerato un piccolo classico della musica pop.
flash_lp_2Flash è effettivamente un brano azzeccatissimo, anch’esso circondato da alcune bizzarre curiosità. Si tratta, in effetti, di una cover di un pezzo inglese pubblicato un anno prima da una band denominata Marquis of Kensington dalla quale Battaini aveva parafrasato il moniker e “rubacchiato” la progettualità. Anche gli inglesi, in effetti, non erano una vera e propria band bensì il “progetto da sala di incisione” dei due musicisti autori del pezzo (Robert Wace e Mike Leander).

La cosa inattesa fu il successo dell’edizione italiana di Flash talmente grande da oscurare l’originale non solo in Italia, tanto che ancora oggi in molti credono che quella di Battaini sia effettivamente quella pubblicata per prima. 
Il musicista italiano realizzò la sua cover probabilmente senza ambizioni. Proprio a partire da quegli anni la casa discografica SAAR/Joker per cui lavorava, iniziò una fortunata stagione legata a dischi di fascia economica nei quali comparivano cover il più possibile pedisseque di successi del momento e Flash era solo una di queste. A dimostrazione della poca aspirazione commerciale, il musicista registrò la sua versione in economia, senza convocare musicisti aggiuntivi e suonando tutti gli strumenti, con una pratica di sovraincisione davvero all’avanguardia per l’epoca.
flash_lp_deLa casa discografica lavorava moltissimo nell’ambito delle sonorizzazioni e fu così che Flash venne scelta per lo spot pubblicitario di una famosa cintura ortopedica grazie al quale ottenne un ulteriore riscontro di pubblico per far fronte al quale dovettero anche imbastire un finto complesso che facesse fronte alle molte richieste di apparizioni TV evitandole a Battaini che le detestava.
Nel frattempo il disco venne pubblicato più volte e in vari paesi, da differenti etichette e con copertine diverse per soddisfare la grande richiesta dei giovani che lo resero uno dei brani più popolari di quel flash_omega_redperiodo e producendo una quantità di edizioni e di master in grado di obnubilare pressoché totalmente la versione originale dei Marquis of Kensington.
Forte di questo, Battaini pubblicò ben due album con il moniker The Duke of Burlington: The Pressed Piano (1970) e Indian Fig (1971) contenenti pezzi strumentali, tra cover di successi del momento e composizioni originali, nei quali spiccava il famoso piano preparato di Battaini che, basandosi sulle sperimentazioni di John Cage, prevedeva delle modifiche al pianoforte in modo da rendere il suono metallico e saturo di delay.
flash_80Il suo maggiore successo, comunque, rimane Flash che riuscì a godere anche di un paio di riedizioni in ambito dance: la prima nel 1976 in piena epoca disco music e la seconda nel 1983 in versione italo-disco curata da Tony Carrasco.

L’originale:

La versione di Battaini:

 

 

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