Etichetta: Sony
Tracce: 13 – Durata: 46:12
Genere: Pop Rock
Sito: www.decibelmusic.com 
Voto: 7/10

La reunion dei Decibel è stata annunciata come l’esigenza di Enrico Ruggeri di provare a riappropriarsi di una sua creatura lasciata all’inizio degli anni ’80 (agli altri tre elementi che l’hanno tenuta in vita per qualche altro anno) in favore di una carriera solista che non ha bisogno di presentazioni.
Il sempre vivo interesse del pubblico per la band l’ha convinto che fosse arrivato il momento per rimettersi in gioco confezionando un’uscita discografica che comprendesse tanto i primi due storici album (cioè quelli con Ruggeri in formazione) quanto un disco nuovo di zecca che, effettivamente, suona sensato proprio in virtù della distanza che lo separa da quei due lavori.

Noblesse Oblige, in effetti, è un disco dei Decibel, nel quale le geometrie compositive del cantante sono messe da parte in favore di quelle dei due comprimari, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio coi quali ha scritto buona parte degli spartiti e dei testi in un lavoro effettivamente a sei mani. Sia nel disco che nei live la band si arricchisce di due membri (Lorenzo Poli al basso e Massimiliano Agati alla batteria) e produce un lavoro di sapore più pop che rock, effettivamente così com’era al tempo del glorioso esordio. Decibel, in effetti, sono stati tra i primi a capire che il punk e la new wave stavano prendendo direzioni molto ampie e che i suoni di un gruppo rock potevano anche essere elettronici e declinati al sacro fuoco della melodia. L’amore per band come The Stranglers (evidente ne Il primo livello) o Ultravox! (ascoltare Fashion) avevano messo i Decibel su un livello diverso rispetto alle prime formazioni “alternative” di allora e, a guardarle adesso, le scorribande nel mainstream (tra Sanremo, Discoring e tutto il resto) erano solo il modo migliore per imporsi. Certo, ora è più facile. Per un gruppo come questo, intendo. Chiamarsi Decibel, riprovarci con la stessa formula di 35 anni fa, senza necessariamente dover convincere qualcuno è un progetto già di per sé vincente. Non sono questi i dischi che cambiano la storia ma sono sicuramente quelli che la fanno tornare indietro, per una quarantina di minuti assolutamente dignitosi.
Inutili e in sovrappeso le nuove versioni di Contessa e Vivo da re (le originali stanno ancora benissimo) ma forse è comprensibile la scelta di includerle, inserendole in tracklist come fossero state scritte adesso.

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