tmc_backArtista: This Mortal Coil
Etichetta: 4AD
Anno: 1984

Ereditando la formula del supergruppo particolarmente in voga negli anni ’70, il presidente dell’etichetta indipendente 4AD (Ivo Watts-Russell) decise di crearne uno in cui far confluire alcuni musicisti coinvolti nel suo roster. Gli unici due membri ufficiali della band battezzata This Mortal Coil, erano lo stesso Watts-Russell e il produttore John Fryer che però si tennero sempre vagamente in disparte, dietro le quinte a muovere i fili. I ruoli principali erano assegnati a componenti dei Cocteau Twins, dei Cindytalk, dei Dead Can Dance e in seguito anche ad altri musicisti come Howard Devoto (Buzzcocks, Magazine); Van Morrison (The Them) e Gene Clark (The Byrds).
Il nome della band fa riferimento al celebre monologo dell’Amleto di Shakespeare (“To sleep, perchance to dream. Ay, there’s the rub, For in that sleep of death what dreams may come When we have shuffled off this mortal coil”“Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo, perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale”) anche se, a dire il vero Watts-Russell e Fryer dichiararono di averlo scelto per omaggiare i Monty Python che lo citavano in uno sketch considerato un classico dal pubblico britannico (Il pappagallo morto).
Il primo album attribuito a This Mortal Coil (It’ll End in Tears) è quello che, senza alcun dubbio, li tramanderà nei secoli futuri. Il nugolo di musicisti illuminati convocati per quelle session non solo brillò a causa della popolarità del marchio 4AD ma divenne il punto di riferimento per tutta la scena gothic inglese e, in seguito, per la musica pop in generale. 

It’ll End in Tears venne confezionato assemblando alcune cover provenienti da dischi degli anni ’70. Si tratta di brani piuttosto oscuri, non c’erano grandi successi discografici o brani finiti in classifica. Molti rifacimenti rispettavano gli arrangiamenti storici, altri invece ne proponevano riletture talmente efficaci da elevarne lo stato artistico diventando i classici che non erano stati nella prima forma.
Kangaroo e Holocaust dei Big Star, Another Day di Roy Harper, Fond Affection dei Rema Rema e soprattutto Song to The Siren di Tim Buckley, grazie alle modernissime interpretazioni dei This Mortal Coil, vennero scritti sulla pietra diventando in modo esemplare il ponte ideale tra il passato il presente e il futuro. Lo stesso concetto di dream-pop si può dire sia nato grazie alle intuizioni dei This Mortal Coil ma, soprattutto, grazie alla sensibilità dei musicisti coinvolti. La chitarra di Robin Guthrie e la voce di Liz Frazier su Song to The Siren, riescono a rifare il pezzo di Tim Buckley ossequiosamente pur mantenendo in primo piano le sonorità sperimentali dei loro Cocteau Twins senza mancare di influenzare alcune produzioni discografiche degli anni a venire.

In mezzo ai rifacimenti di cui sopra, l’album comprende anche brani originali: la strumentale Fyt, scritta dai due comprimari, The Last Ray, firmata Watts-Russell assieme a Raymonde e Guthrie dei Cocteau Twins, Waves Become WingsDreams Made Flesh scritte e interpretate da Lisa Gerrard, Barramundi opera solista di Raymonde e la conclusiva A Single Wish concepita sempre da Raymonde con la complicità di Gordon Sharp dei Cindytalk e Steven Young dei Colourbox.
It’ll End in Tears fu un disco dal successo inaspettato, talmente celebrato da lasciare di stucco anche chi aveva fortemente creduto che potesse accadere. Nonostante non fosse stato inizialmente previsto, This Mortal Coil realizzarono altri due album: Filigree & Shadow nel 1996 e Blood nel 1991. 
Il duo Watts-Russell e Fryer ritornò sul progetto a fine anni ’90 ma, sebbene inizialmente fosse stato annunciato come This Mortal Coil e le affinità fossero parecchie, il gruppo adottò il nome di The Hope Blister col quale uscirono tre album tra il 1998 e il 2005.

tmcme1It’ll End in Tears fu pubblicato il 1° ottobre del 1984 e distribuito in tutto il mondo dalla Warner. Arrivò ad un dignitoso 38° posto nella UK Album Chart e al 42° della classifica neozelandese. Della UK-Indie, invece, raggiunse la vetta e rimase in Top 10 per ben 35 settimane.
Due singoli uscirono nei due mesi precedenti alla pubblicazione dell’LP:
Kangaroo ad agosto (#2 UK Indie Chart per 20 settimane) e Song to the Siren a settembre (#66 UK Singles Chart per 3 settimane, #3 UK Indie Chart per 101 settimane, #8 nella classifica dei singoli più venduti in Nuova Zelanda per 15 settimane e #39 in Olanda per 4 settimane).  

Ivo Watts-Russell ha venduto la 4AD alla fine del 1999. Oltre alla musica oggi si occupa di arte e di editoria fotografica.
John Fryer ha scritto molta musica per il cinema (Clerks, Johnny Mnemonic, Mortal Kombat, Resident Evil…) ed ha continuato il suo lavoro di produttore per moltissime band e artisti internazionali (Depeche Mode,  Nine Inch Nails, Robert Wyatt, Swans, Ulver eccetera).

 

This Mortal Coil – It’ll End in Tears (4AD – CAD 411) 1° ottobre 1984

Tracklist:
Kangaroo scritta da Alex Chilton – incisa originariamente dai Big Star
interpretata per TMC da Gordon Sharp e Simon Raymonde
Song to the Siren scritta da Larry Beckett e Tim Buckley – incisa originariamente da Tim Buckley
interpretata per TMC da Elizabeth Fraser, Robin Guthrie
Holocaust scritta da Alex Chilton – incisa originariamente dai Big Star
interpretata per TMC da Howard Devoto
Fyt scritta da Ivo Watts-Russell, John Fryer
Inedita
Fond Affections scritta e incisa originariamente dai Rema-Rema
interpretata per TMC da Gordon Sharp
The Last Ray scritta da Watts-Russell, Robin Guthrie, Simon Raymonde Simon Raymonde
inedita
Another Day scritta e incisa originariamente da Roy Harper
interpretata per TMC da Elizabeth Fraser
Waves Become Wings scritta e interpretata da Lisa Gerrard
inedita
Barramundi scritta e interpretata da Simon Raymonde
inedita
Dreams Made Flesh scritta e interpretata da Lisa Gerrard
inedita
Not Me scritta da Colin Newman e Robbie Grey incisa originariamente da Colin Newman
interpretata per TMC da Simon Raymonde
A Single Wish scritta da Gordon Sharp, Steven Young, Simon Raymonde
interpretata da Gordon Sharp – inedita

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