mala11Alla fine degli anni ’50 l’esordiente Ornella Vanoni incuriosì pubblico e critica nelle vesti di interprete di canzoni molto particolari. Ad affidargliele fu Giorgio Strehler, il fondatore del Piccolo Teatro di Milano che in quel periodo era anche suo compagno, che raccontò di aver trovato in un cassetto di una vecchia abitazione milanese degli spartiti inediti che sembravano perfetti per l’interpretazione della giovane cantante.
Erano tipiche canzoni popolari che trattavano temi di delinquenza, prostituzione, crimine e, come si usava chiamarla a quei tempi, “malavita”.
Per saggiare il terreno, Strelher decise di mandare in scena Ornella proprio al Piccolo, durante gli intervalli del dramma I Giacobini pensando che, se avesse convinto il pubblico in quel contesto, avrebbe potuto sperare in un successo a più ampio raggio. Fu un piccolo trionfo: Vanoni rapì la platea e gli applausi furono scroscianti. Nacque subito un disco, un EP intitolato semplicemente Le canzoni della malavita, che comprendeva versioni italiane di Saint Lazare di Aristide Bruant, e Jenny delle Spelonche, tratta da L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht e sul retro gli inediti Senti come la vosa la sirena e Canto di carcerati calabresi.
I brani, grazie anche alla voce peculiare di Vanoni, riscossero un buon successo anche discograficamente, tanto che la cantante cominciò a dover affrontare impegni sempre più prestigiosi incluse alcune apparizioni televisive che le donarono un’enorme popolarità.

mala21Qualche mese più tardi arrivò un secondo disco, un nuovo EP intitolato Le canzoni della malavita Vol.2, nel quale apparivano quattro pezzi oggi diventati dei veri e propri classici come Ma miHanno ammazzato il Mario, La zolfara Le mantellate. Vanoni era talmente in parte che il pubblico per un po’ fu convinto che la malavita fosse anche un ambito da cui la cantante proveniva. La sua gestualità, enfatica e inconsueta, aveva qualcosa di sensuale e ciò comportò qualche eccesso di critica oltre all’intervento della censura radiotelevisiva che incluse alcune di quelle canzoni negli elenchi dei dischi “vietati”.

Sebbene in molti ancora oggi credano all’origine dichiarata da Strehler di brani tradizionali trovati per caso, la verità venne presto a galla: si trattava di finti traditional, scritti per lo più da Strelher stesso con la complicità del geniale Fiorenzo Carpi, ai quali avevano collaborato alcuni artisti gravitanti nell’ambiente del Piccolo Teatro come Dario Fo, Franco Amodei e Gino Negri per un’operazione che si configura come uno dei più famosi falsi storici della nostra canzone.
Dato il successo inaspettato, Ornella Vanoni cominciò a temere che il filone “della mala” potesse diventare un cliché in cui finire rinchiusa. Questo, assieme alla fine della sua relazione con Strelher e all’esigenza di misurarsi con altri generi, la convinsero ad allontanarsi dall’ambiente del Piccolo per cercare nuovi autori e un accesso al mondo della musica leggera. Una scelta ponderata e saggia che le conferì il successo e la popolarità di cui ancora oggi gode. 
mala3La cantante ritornò al repertorio della mala nel 1982 nell’ambito della serie di nuove registrazioni del suo repertorio intitolata Oggi le canto così. L’album includeva nuovi arrangiamenti di Fiorenzo Carpi delle canzoni degli EP originali (ad eccezione di Saint Lazare  e Jenny delle Spelonche) e con l’aggiunta dei due inediti Ti butto via e La giava rossa e della versione italiana de Il disertore di Boris Vian, vagamente fuori contesto.

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