fleet_foxes_crackup2Etichetta: Nonesuch
Tracce: 11 – Durata: 55:12
Genere: IndieFolk
Sito: fleetfoxes.co/        
Voto: 7/10

Tre album, per una band in attività da dieci anni, non sono tanti ma a volte bastano per creare un modo a parte e un’identità inconfondibile. Fleet Foxes, in questo senso, sono sicuramente un’autorità e il loro nuovo Crack-Up, distante sei anni dal precedente Helplessness Blues, si manifesta proprio per evidenziare la coraggiosa coerenza di insistere sulle tematiche del folk acustico anni ’60.
Come se Robin Pecknold e soci volessero segnare il territorio di un genere che hanno contribuito a rinvigorire (assieme a una manciata di altre band illuminate come Grizzly Bear, Akron Family e -marginalmente- Dirty Projectors), guidano l’intenzione creativa di
Crack-Up affinché possa bearsi di una condizione al di sopra delle mode, dove ogni brano (tutti a firma Pecknold) si configura come un esemplare perfetto di un genere squisitamente autoctono.
Brani fragili, all’apparenza sempre sul punto di infrangersi ma sempre magicamente assemblati da un impasto (vocale ma non solo) che anche stavolta fa la differenza. I registri atipici delle progressioni melodiche ed armoniche possono inizialmente apparire un po’ ostici ma sanno diventare rapidamente familiari e geniali, sorprendendo per forma e struttura e guizzando in una combinazione eccentrica di estetica hipster/nerd e  rigore jazz.
La produzione (eccellente di Skyler Skielset con l’aiuto dei tecnici Phil Ek e Greg Calbi) punta a esperienze auditive sempre nuove. Sono tali e tanti gli elementi sonori, tra finti medley e arabeschi cun’n’paste,  da concedere sorprese ad ogni ascolto.
Forse aggiunge poco alla discografia dei Fleet Foxes ma Crack-Up è un disco che non stanca. Una caratteristica forse fuori moda ma tutt’ora preziosa per chiunque ami la musica pop.

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