Etichetta: Matador
Tracce: 12 – Durata: 44:24
Genere: Pop Rock
Sito: algierstheband.com 
Voto: 8/10

Attraverso la produzione di Adrian Utley dei Portishead gli Algiers aggiungono al loro spigoloso soul-blues una dose di eleganza che sembra l’uovo di Colombo per rendere The Underside of Power il loro primo vero album. Nel senso che è questa la prima volta nella quale la band di Atlanta mette a fuoco un sound che, nelle sue trasversali ispirazioni, diventa originale calando le passioni “hard” nel clima da soundtrack vintage tanto amato da Utley.
Ciò che esce è un lavoro molto gustoso, perfetto tanto per generare hit radiofonici quanto, soprattutto, per incendiare i palcoscenici delle esibizioni dal vivo nelle quali l’accezione “sociale” dà inevitabilmente il meglio di sé.

Registrato in Gran Bretagna,  The Underside of Power è un disco che, musicalmente, risente parecchio della situazione geografica. La cosa, trattandosi di un lavoro nato dalla penna di un autore americano piuttosto “impegnato”, provoca nell’ascoltatore un curioso stato di spaesamento che, in un ossimoro eloquente, ci disorienta mantenendo alta l’attenzione.
Le ispirazioni (da The Clash ai Public Enemy, passando per RAtM e Bad Brains) sono sempre tutte esposte in chiaro ma, con il filtro di una produzione vellutata e scarna tipica del chitarrista dei Portishead, ne esce un album magnificamente misterioso.
Perdersi tra evocanti gospel (Cleveland), gorgoglii electro-blues vagamente nickcaveiani (The Underside of Power) e inni metro-soul (Walk Like a Panther) è piuttosto facile. Prestare l’attenzione giusta per la parte lirica, invece, è (per noi italiani) un po’ più difficile ma basta immaginare il periodo storico in cui le canzoni sono nate (epoca di Brexit e Trump, giusto per essere “originali”) e tutto appare più chiaro e sensato.
Dal lato meramente strutturale è un album che potremmo definire “d’altri tempi”, che evoca le digressioni social del Marvin Gaye di What’s Going On mantenendo però la testa sulle spalle e senza l’ambizione di arrivare a quegli stessi livelli. 
Ciò nonostante, l’operazione è da considerarsi riuscita e The Underside of Power finisce per rappresentare uno dei dischi “politici” più importanti dell’epoca moderna grazie alla sua capacità di mescolare il sociale con il pop e di far parlare la musica leggera nella sua forma più nobile e originaria di “popolare”.

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