arcadefire-enEtichetta: Columbia
Tracce: 13 – Durata: 47:11
Genere: Pop
Sito: arcadefire.com
Voto: 7/10

Nonostante l’approccio dance oriented della title track fosse riuscito a spiazzare i fan degli Arcade Fire alla sua apparizione nella scorsa primavera, la sua forza espressiva è talmente ben congegnata da riuscire a bucare ogni pregiudizio. Perfino l’arrangiamento ABBA oriented (a metà strada tra Dancing Queen e The Winner Takes it All) dispone dell’indelebile marchio Butler che toglie ogni dubbio sulla sua qualità. Le successive uscite preventive (Creature Comfort, Signs of Life e Electric Blue) lasciavano intravedere la direzione generale di Everything Now pur tuttavia mettendo in evidenza una certa policromia dell’offerta.
Pop, ho scritto alla voce “genere” nel tamburino in alto, perché è evidentemente l’intenzione dei canadesi fosse quella di ampliare il bacino d’utenza offrendosi con un lavoro che mantenga alta l’asticella della qualità pur con l’ambizione di stare a lungo nelle posizioni alte delle classifiche di vendita.
Rispetto al capitolo predente (Reflektor) siamo al cospetto di un lavoro meno disorganico che, pur mantenendo rintracciabili alcune somiglianze, le intenzioni in questo giro sembrano maggiormente osservate. Everything Now è un album piacevolmente facile che si libera delle spigolosità aristocratiche per concedersi liberamente al volgo con naturalezza.
arcadefire-en_logoAd aiutare Arcade Fire in questo compito, sono stati convocati ben cinque produttori che, ad eccezione del Grammy Award Markus Dravs sono anche principalmente musicisti per lo più pescati dalla scena europea (Thomas Bangalter dei Daft Punk, Geoff Barrow dei Portishead, Steve Mackey dei Pulp con l’aggiunta dell’americano Eric Heigle dei Lost Bayou Ramblers) e che riescono a conferire al disco una piacevole ricchezza sonora tenuta assieme dalla consistente personalità della band.
Aperto e chiuso da due trattamenti diversi sulla title track, il disco corre come un treno, senza debordare ma anche senza trattenersi, definendo una nuova linea artistica che non dimentica di trattare temi anche tosti come il suicidio e che prova a fare una critica alle strutture del marketing odierno, inventando un satirico battage di false pubblicità legate a prodotti con i nomi delle canzoni dell’album, una finta versione del videogioco RockBand dedicata agli Arcade Fire e un sito con prodotti di merchandising fittizio che rimanda a altri siti web falsi.
Musicalmente incline a diverse declinazioni del verbo dance, ci consente di spaziare in vari campi della musica da ballo spostandoci dal reggae di Chemistry e Peter Pan alla disco di Electric Blue fino alle vibrazioni rock di Infinite Content.
Tra accenni sperimentali e qualche inevitabile concessione alle ballad, il disco arriva alla fine senza grandi impedimenti. D’accordo con chi sostiene che non si tratti un capolavoro, è comunque un album ben confezionato, compatto e convincente. Inoltre una bomba pop come Put Your Money on Me è qualcosa che non da adito a dubbi sulle potenzialità di una band che ha fatto della versatilità la sua principale caratteristica e che è ufficialmente ascrivibile nell’elenco dei grandi della musica popolare.

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