musica-jazz_jPoco più di due anni fa successe una cosa alla mia band Peluqueria Hernandez che ora ho deciso di raccontare in favore di altri musicisti che dovessero malauguratamente trovarsi nella stessa situazione. Ho aspettato un paio di anni semplicemente perché se avessi scritto un post su questo tema a ridosso dell’accaduto, forse non sarei stato sufficientemente lucido. Oggi, invece, sono sereno e lo ritengo un semplice episodio del passato da raccontare agli amici.
Questi gli eventi, raccontati esattamente come andarono:
Nel marzo del 2015 fummo contattati dalla rivista Musica Jazz che chiedeva un nostro disco da allegare alla rivista. Ora, chi la conosce lo sa già, gli altri possono immaginarlo: si tratta della testata giornalistica più popolare in ambito jazz e siccome noi, pur amandolo e ascoltandolo, siamo difficilmente catalogabili nel jazz, eravamo un po’ stupiti, certamente lusingati ma anche un po’ dubbiosi.

A contattarci direttamente fu il direttore editoriale che si dichiarò felice di poter sostenere una formazione che provava a sperimentare strade diverse da quelle del jazz tradizionale e del rock classico e che, in qualche modo, gli era piaciuta. 
Ci disse che il nostro disco sarebbe stato allegato al numero in edicola a luglio 2015 e così, ancora titubanti ma contentissimi (Musica Jazz tira circa 20.000 copie e le vende tutte!), ci siamo preoccupati di verificare che non fosse una boutade senza fondamento. In prima persona contattai il direttore editoriale e mi accorsi che non solo era una notizia vera ma che in redazione erano addirittura entusiasti. Avremmo dovuto consegnare il materiale entro il 30 maggio e per questa ragione, visti i tempi un po’ stretti, ci dissero che potevamo anche consegnare uno dei nostri lavori già pubblicati, oppure fare una sorta di compilation o magari una registrazione dal vivo. Abbiamo organizzato una riunione della band e abbiamo parlato della questione con una certa eccitazione. Data l’occasione, di quelle che non capitano tutti i giorni, proposi al gruppo di approfittarne per registrare un disco nuovo. Il materiale c’era ed era piuttosto rodato e avevamo già in mente di inciderlo. Proposto a Musica Jazz accolsero la notizia con grande eccitazione dicendo d’essere orgogliosi di una decisione simile.
In tempi rapidi ci mettemmo in moto per trovare uno studio di registrazione che avesse qualche giorno libero entro la fine di maggio e parlando con l’amico Tony, trovammo un buco all’Elfo di Piacenza. Tony, apprendendo la notizia, mi disse che se avessimo ceduto le edizioni a RadioCoop (per la quale lavora), avremmo potuto concordare un loro contributo e, visto che con RadioCoop e con Tony c’era una autentica stima reciproca per aver già collaborato in precedenza, accettammo.
Sapendo dell’esistenza della 22publishing, editrice di Musica Jazz, per correttezza contattai il direttore per escludere eventuali vincoli nell’ipotesi di concedere le edizioni a un editore terzo e la risposta fu serena e tranquilla: “no, nessun vincolo, al momento dell’uscita si provvederà a registrare i brani segnalando l’editore corretto”.
In realtà non fu affatto così: da un lato RadioCoop chiedeva garanzie sull’uscita del disco, dall’altro 22publishing cercava un accordo economico in modo da non rimetterci. In buona sostanza, in poco più di due settimane sono entrati in scena i soldi e con loro tutti i problemi ad essi associati.
mamboo_centrinovinilPelqueria Hernandez aveva deciso di concedere il disco totalmente gratis, sicuri che i proventi SIAE di 18/20 mila copie avrebbero coperto tranquillamente le spese. Al netto di questo, abbiamo lasciato che i due editori raggiungessero da soli un accordo convinti che ci sarebbero riusciti. Entrambi si dicevano sinceramente interessati al nostro prodotto. A metà maggio il master era pronto, avevamo registrato nove brani nuovi, inediti, e venne un lavoro talmente buono da sorprendere perfino noi. Il nostro grafico lavorò alla copertina in tempi record e ben prima della dead line avevamo il materiale pronto da inviare in redazione. Non vedevamo l’ora lo ascoltassero, eravamo fierissimi! Le liberatorie e tutte le altre documentazioni burocratiche le avevamo già firmate da settimane. Ora volevamo che Musica Jazz lo ascoltasse: mandammo vari Wetransfer, con i brani già masterizzati e con la parte grafica, realizzata sul template standard di Musica Jazz ma, nel momento in cui dovevamo indicare una data di uscita, il numero di luglio sembrò non essere più attuabile. Problemi in redazione, ci diceva il direttore. Restyling, cambi di ruolo e difficoltà economiche cambiarono un po’ la situazione e ci chiesero di rimandare. “A questo punto è meglio fare a settembre, ché agosto è un mese un po’ moscio”. Eravamo naturalmente un po’ dispiaciuti ma fondamentalmente d’accordo che fosse sensato aderire al nuovo piano. 
Pur cercando di mantenere il buon umore, io cominciavo a subodorare qualcosa che cominciava ad andare storto, cercai di capire se qualcuno stesse cambiando idea, se in qualche modo non fossero più interessati ma, dalle mail e dalle telefonate col direttore, ricevevo sempre messaggi rassicuranti: erano sempre interessati o, per meglio dire, sempre entusiasti.
Nel frattempo, in accordo con la 22publishing, siglammo un accordo anche con l’etichetta Kutmusic, con la quale il sottoscritto aveva cominciato a collaborare un anno prima, alla quale affidammo la pubblicazione in forma digitale del nostro disco con l’unica condizione di programmarla con due mesi di ritardo su quella fisica allegata al magazine.
Insomma, tutto sembrava andare per il verso giusto, perfino quando qualcosa si inceppava. Per esempio a un certo punto RadioCoop fece marcia indietro: i loro responsabili continuavano a chiederci informazioni dal momento che il loro contributo economico era stato stabilito nella copertura della fattura dello studio di registrazione ma, vedendo che le cose rallentavano e immaginando poche garanzie sull’uscita effettiva del disco, cercarono di capirci un po’ di più contattando direttamente la 22publishing da cui partì una specie di trattativa su percentuali, tempi e numeri (di cui alcuni preceduti dal simbolo dell’euro) che portarono alla decisione di abbandonare l’impresa definendosi non (più) interessati. Ma anche questo non sembrava un problema tanto grande. Eravamo talmente contenti del disco che mi preoccupai di saldare il conto della sala di registrazione in prima persona per poi scrivere al direttore editoriale annunciando che la situazione si era sbloccata e che se avessero voluto le edizioni dei nostri brani avrebbero potuto averle (oppure no: per noi non era importante).
Da quel momento… SPARITI. Nessuno ha più risposto alle mie mail, nessuno rispondeva al telefono neanche quando scrivevo semplicemente per mandare un augurio di buone feste (nel frattempo era arrivato dicembre). Feci un paio di tentativi ulteriori ma non ottenni risposte. 
Con la band prendemmo così la decisione di procedere in modo indipendente. La Kutmusic si dimostrò disponibile a incaricarsi dell’uscita del disco, noi della band ci siamo autofinanziati una campagna di promozione (Synpress44) e a gennaio 2016 Mamboo era in vendita.
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Molti amici musicisti a cui raccontavamo l’accaduto non sembravano stupiti. Anzi, man mano che raccontavamo la nostra esperienza diventava sempre più chiaro che molte altre formazioni e musicisti si erano trovati nella stessa situazione. 
Sebbene inizialmente non riuscissimo a crederci, pian piano ci siamo dovuti arrendere di fronte all’evidenza di un atteggiamento incomprensibile. Non abbiamo chiesto noi di essere inseriti negli allegati della rivista, siamo stati contattai ed abbiamo accettato senza imporre alcun vincolo, se non quello della casa editrice che comunque non era un vincolo quanto piuttosto un’opportunità, abbiamo concesso il lavoro completamente gratuito e non ci sono state discussioni o problemi manifesti. In redazione i file inviati con Wetransfer non sono mai nemmeno stati scaricati, di conseguenza nessuno a Musica Jazz ha mai sentito il disco. Si è tutto semplicemente spento senza preavviso, senza litigi e senza spiegazioni, che è la cosa che a me sembra la più grave.
Mamboo è comunque uscito, a spese nostre e della Kutmusic ed è ancora regolarmente in vendita in tutti i canali conosciuti, sia nella versione fisica che digitale.

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