bowie_1977_200Nei giorni scorsi, quelli immediatamente successivi all’uscita sul mercato del box A New Career in a New Town che raccoglie gli album di  David Bowie del periodo 1977-1982, la temibile comunità audiofila di mezzo mondo s’è scatenata riguardo alcuni presunti difetti dovuti al processo di remaster.
Nello specifico, le critiche presentate comprendono principalmente tre punti:
• C’è un fastidioso calo del volume durante la title track di ‘Heroes’.
• C’è una terribile distorsione legata alle frequenze basse che compromette l’ascolto di Low, in particolare della prima facciata.
• C’è un  problema analogo che colpisce Lodger, aggravato dalla presenza di rumori di fondo tipici dei nastri analogici oltre a un imperdonabile errore di dissolvenza all’inizio di Red Sails.
Sebbene i difetti di Low e Lodger siano stati segnalati solo da alcuni acquirenti, quello che riguarda ‘Heroes’ è riscontrato proprio da tutti, probabilmente a causa dell’importante ruolo iconico di una canzone che è una delle più rappresentative del musicista inglese. In effetti un errore di questo genere appare piuttosto sconcertante e la delusione del pubblico, che denuncia un lavoro fatto frettolosamente e una presunta mancanza di controlli qualità, non sembra affatto fuori luogo.
Basta guardare le recensioni degli utenti su Amazon UK per farsi un’idea. Le critiche sono talmente pesanti da convincere il ramo aziendale britannico dell’azienda a bloccare le vendite del cofanetto (rendendolo di fatto disponibile solo attraverso venditori di terze parti) causando una certa preoccupazione tra i dirigenti del l’etichetta discografica.
Girate le critiche al direttore marketing del “catalogo Bowie” e al presidente del catalogo generale del gruppo Warner, è emerso che il tempo impiegato affinché il lavoro sul remaster fosse il migliore possibile è stato moltissimo ed è stato anche confermato che il controllo qualità è stato effettuato su un campione di cinquanta copie che non hanno evidenziato particolari difetti. In base alle critiche di cui sopra, i discografici hanno poi fornito le seguenti giustificazioni.
La questione del cosiddetto bottom end sui bassi di Low e Lodger è stata giustificata come una precisa volontà di Tony Visconti (produttore originale di tutti gli album e incaricato di seguire il processo di questo remaster) che negli anni ’70 fu costretto a limitare l’equalizzazione per eludere i problemi legati ai dischi analogici di allora. Le tecnologie di oggi, al contrario, consentono di azzardare un po’ di più in questo ambito e così il produttore ha pensato di ripristinare l’equalizzazione che aveva in testa già a quel tempo.
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Visconti era effettivamente sul posto nel momento in ci vennero incisi gli album ed è quindi l’unico titolato a rendere il suono più vicino possibile alle intenzioni iniziali sebbene questo possa non riscontrare il gusto di tutti.
Secondo le dichiarazioni rilasciate sia da Visconti che dai dirigenti della Warner, un approccio ai remaster che non fosse quello di riprodurre i suoni dei dischi dell’epoca ma che tentasse piuttosto di renderli vicini alle intenzioni originali del produttore, era stato concordato in precedenza ed è in base a questo che la Warner Music / Parlophone rifiuta di considerare queste differenze come dei difetti.

Per quanto riguarda la title track di ‘Heroes’, la casa discografica si è appellata a un problema sulla bobina storica, impossibile da eludere nel processo di digitalizzazione a 194/24. Il difetto sulla canzone è descritto come un “calo di potenza” che dura circa cinque secondi a partire dal minuto 2’24”. Con l’idea di tener fede alla scelta di mantenere una rigida filologia nell’utilizzo dei master originali senza dover ricorrere a copie di riserva, per ovviare al problema del master di ‘Heroes’ è stato applicato un aumento delle frequenze alte nei pochi secondi corrispondenti al “calo”. Uno stratagemma che viene percepito come una breve “implosione” del suono attorno a 2’50”. Anche in questo caso la Parlophone rifiuta di riconoscerlo come difetto: valutando file grafici dell’onda sonora non vengono evidenziare variazioni di nessun tipo, si tratta semplicemente di un effetto dovuto alla opportunità di ascoltare il master originale di una autentica icona della musica pop degli anni ’70.  
Infine, per rispondere alle critiche riferite ai rumori di fondo presenti su Lodger, viene segnalato il fatto che fossero inevitabili per tener fede alla scelta di non applicare nessuno filtro che togliesse i cosiddetti “hiss” del nastro, in modo che risultassero udibili i suoni nella qualità più vicina possibile all’originale. Nessuna risposta sul bizzarro fade-in di Red Sails ma, basandoci sulle altre dichiarazioni, è plausibile pensare che sul disco del 1979 fosse stata sistemata ad arte.

Non volendo fare nessun tipo di analisi, mi sono limitato a riportare le informazioni così come sono scritte in un articolo di SDE (link in basso) ma, se volete farvi un’idea vostra, potete ascoltare tutti i remaster in rete (Deezer, iMusic, Spotify…) e confrontarli con quelli storici. A me pare evidente che molte scelte, sebbene filologiche, siano effettivamente un po’ estreme ma ognuno potrà decidere in base al proprio gusto.
In definitiva la Parlophone sostiene che quelli rilevati come difetti sono in realtà caratteristiche che rendono queste ristampe uniche e fondamentali per comprendere il processo produttivo di uno dei periodi più floridi e ispirati della carriera di David Bowie. D’altronte chi preferisce le compressioni e i suoni dei dischi originali non dovrà far altro che rimettere sul giradischi i vecchi LP dell’epoca.

Fonte:
http://www.superdeluxeedition.com/news/parlophone-respond-to-david-bowie-berlin-box-set-mastering-criticisms/

 

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