giovanardi_gen_pic2Etichetta: Warner
Tracce: 13 – Durata: 46:15
Genere: Pop
Sito: Facebook 
Voto: 8/10

Mauro Ermanno Giovanardi, da qualche tempo, ha deciso di mettere in evidenza -prima ancora che quella di autore- la sua qualità di interprete. Con La mia generazione la mette in scena misurandosi con le canzoni che molti suoi colleghi portavano in giro negli anni ’90, che sono poi gli stessi in cui i “suoi” La Crus si fecero notare per alcuni numeri di discografia rimasti negli annali della nostra musica pop.
Come se non bastasse, ha chiesto ed ottenuto collaborazioni di alcuni personaggi legati a quei momenti e a quelle canzoni, scegliendo per altro di coinvolgerli nei rifacimenti che non fossero quelli del repertorio di ognuno. Per esempio Manuel Agnelli duetta con Gio in Humana dei Ritmo Tribale mentre Samuel Romano lo aiuta per una bellissima versione di Cieli Neri dei Bluvertigo e Cristiano Godano con Emidio Clementi contribuiscono a Forma e Sostanza dei CSI. In generale, l’interprete prende il sopravvento in ognuna delle tracce, dimostrando tanto il rispetto per gli originali quanto il bisogno di farne qualcosa di proprio.

Nel disco, insomma, c’è molta devozione per il songbook dei 90’s italiani ma anche molto del cuore di Giovanardi che sceglie, come sua consuetudine, di non rincorrere la moda del momento quanto piuttosto di rendere immortali alcune canzoni che di fatto sono già dei classici. L’amore per la canzone leggera storica, fatta di arrangiamenti sontuosi e di strizzate d’occhio al mercato internazionale, fanno de La mia generazione un disco in grado di riaccendere la fiamma della bellissima produzione “indie” di quel periodo. Cose difficili dei Casino Royale, contrappuntato da un organo Hammond anni ’60 diventa più morbida dell’originale ma mantiene inalterato il suo “tiro” soul. Allo stesso modo Stelle buone di Cristina Donà si permea di un gusto morriconiano che sembra perfetto per l’occasione senza nulla togliere alla registrazione classica della sua autrice mentre Corto Maltese dei Mau Mau accentua la sua natura di ballata flessuosa per trasformarsi in qualcosa di magnificamente suadente. In mezzo troviamo tutte le passioni “classiche” di Mauro Ermanno, da quelle per Luigi Tenco e Piero Ciampi fino a quelle più generazionali di Nick Cave e Iggy Pop.
Se un difetto c’è, è una certa monocromia vocale. Giovanardi ha una bellissima pasta ma, come sappiamo, è poco versatile e rischia di appiattire un po’ l’effetto di ascolto completo. Non è un caso che i numeri più efficaci siano quelli in cui l’interprete è “costretto” a provare nuove strade (il “parlato” de Il primo Dio dei Massimo Volume o il rap di Aspettando il sole di Neffa). Ma sono difetti che si superano velocemente, riscontrando il cuore e la passione che escono dall’impresa – la più importante – di tenere distante l’effetto revival e tutta la retorica che in genere si porta dietro.

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