Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 8 – Durata: 33:48
Genere: Pop
Sito: Facebook, Soundcloud 
Voto: 8/10

Luca Lezziero, in arte lezziero, è un personaggio che pur frequentando l’ambiente della musica italiana da molto tempo, grazie ad una cospicua collaborazione con Cesare Malfatti (La Crus, Amor Fou, The Dining Room…), è rimasto sempre nel backstage, fornendo più che altro pagine scritte, musiche e canzoni confluite poi su alcuni dischi o su autorevoli progetti di sonorizzazione. lezziero. è il primo album a suo nome, prodotto proprio da Malfatti che ha anche suonato buona parte degli strumenti e composto la musica per uno dei brani della scaletta (L’estate che non c’è).
lezzierobwDati i presupposti e le frequentazioni, diviene facile immaginare il contenuto di questo album che si sviluppa in modo esile, su terreni acustici e puliti, come un bell’esempio di musica leggera nell’accezione più nobile del termine.
Sapori vagamente brasileri (Parole corte), altri più tipicamente cantautorali di scuola internazionale al fianco di Bon Iver, Damien Rice o Bonnie “Prince” Billy (Soltanto un istante, Credimi) e molta, moltissima passione per la canzone italiana più illustre che parte da Fabrizio De Andrè e arriva a Mario Venuti passando per Francesco De Gregori.
Luca canta le sue canzoni senza sfrenatezze vocali, prende alla lettera la definizione di “confidenziale” e sembra lì, nel tinello di casa, mentre con la chitarra inizia a sviscerare questi piccoli quadretti musicali attorno ai quali, come succede nei film, pian piano prende vita l’arrangiamento, che arriva da dietro con tutto il pubblico che non fa una piega e accetta questa intrusione extradiegetica come fosse normale.
lezziero. è un disco semplice, intimo nell’accezione di sinceramente vissuto ed anche una piccola lezione per chi punta sempre a scrivere capolavori, generalmente senza riuscirci. (Luca) Lezziero, invece, ha scritto otto canzoni (poi ha aggiunto una versione acustica di (My) Jetsons High Speed degli Scisma come bonus track) e le ha messe in bella copia, in fila in un album che rischia sinceramente di entrare sottopelle, influendo nel bene e nel male all’umore delle nostre giornate.

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