Etichetta: Invada
Tracce: 9 – Durata: 55:29
Genere: Sperimentale, Nu Classical
Sito: www.batkovic.com 
Voto: 8/10

Quando qualche anno fa Geoff Barrow ha sentito suonare Mario Batkovic l’ha invitato per aprire i concerti dei Portishead. Grazie a questo ingaggio la Invada Records ha messo sotto contratto il musicista bosniaco e questo, senza titolo, è il suo secondo album.
A me è capitato di sentirne un estratto per caso, durante la fruizione in dormiveglia di Musical Box su Radio2 e sono rimasto letteralmente intrappolato nella sua docile malìa. Solo alla fine del pezzo, quando Raffaele Costantino l’ha disannunciato, ho capito che Batkovic utilizza unicamente la fisarmonica. Quello che avevo sentito era un brano dall’apparenza minimal techno al quale avevo attribuito una natura elettronica. L’indomani mattina, ovviamente, sono andato a cercare in Rete altri suoi pezzi e, per ognuno che trovavo, rimanevo incollato alle cuffie chiedendomi come fosse possibile che un artista come questo mi fosse sfuggito realizzando che il colpevole fosse principalmente un (mio) pregiudizio legato al suo strumento.
mario_batkovic_pic2Questo disco è, ancor più del primo, un lavoro molto affascinante, influenzato da una miriade di generi e musicisti che contemplano sia Johan Sebastian Bach che Erik Satie fino a Philip Glass e, ascoltando il modo in cui porta uno strumento tradizionale e connotato come la fisarmonica su territori tanto inesplorati, ci si sorprende ad ogni passaggio. Fin dalle prime battute del disco (Quatere) siamo proiettati in qualcosa di bizzarramente affascinante: trame ritmiche rubate alla techno sulle quali si addensa una linea melodica sinfonica e audace, che colpisce nella sua sequenza fatta di stacchi tesissimi contrapposti a momenti di immensa pace. Batkovic usa la fisarmonica in maniera davvero creativa, finendo per farla sembrare uno strumento nuovo, d’avanguardia e totalmente alieno a quello fino ad oggi conosciuto. Il tutto senza uso di effetti che non siano quelli della sovraincisione (sfruttata sul disco per lo stretto necessario).
La musica scritta e suonata da Mario Batkovic è altamente evocativa, racconta piccole storie in un album che diventa una squisita narrazione la cui vicenda è lasciata alla fantasia di chi ascolta. Se anche voi, come me, avete dei preconcetti nei confronti della fisa, provate  a liberarvene e ascoltate questo disco. Batkovic è riuscito a creare qualcosa di talmente bello che ambisce a raggiungere un pubblico molto vasto, certo che una musica come la sua ha caratteristiche che possono toccare le corde degli ascoltatori esigenti quanto quelle dei fruitori occasionali.

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