cosmo_pic200Etichetta: 42 Records / Don’t Panic
Tracce: 15 – Durata: 73:34
Genere: Elettronica, Pop, Techno
Sito: Facebook
Voto: 9/10

Al terzo disco, Cosmo sceglie di non usare più mezzi termini e di finirla coi suggerimenti: la sua musica adesso ha smesso di essere “semplicemente” derivativa e impone una decisiva presa di posizione nella quale la parte elettronica prende definitivamente il sopravvento, lasciando al palo qualsiasi residuo di pop rock.
Cosmotronic è, a ben guardare, un disco che offre molto di più di quel che sembra, configurandosi come un taglio netto e deciso col passato ma… attenti! Non col passato di Cosmo quanto, semmai, con quello della musica italiana stessa. 

Il disco, nonostante la durata totale avesse consentito l’uscita in un unico CD, è diviso su due dischi e il motivo è semplice: si tratta di due album che, legati dalla stessa direzione, offrono panorami distinti (canzoni nel primo, strumentali nel secondo) uniti da una formidabile coerenza stilistica che abbina la garbata scrittura di Cosmo alle migliori scuole electro del mondo invitandoci a destarci dal torpore sgualcito offerto dalla nostra canzone negli ultimi anni.
Se sono plausibili i paralleli che in passato si sono fatti col Lucio Battisti dei dischi bianchi, Cosmo adesso dimostra di saper tener testa a cotanta associazione distanziandosi definitivamente da quegli allestimenti per piantare il seme della canzone pop di domani utilizzando i fraseggi della techno

Cosmotronic ha l’inestimabile pregio di portare la canzone d’autore su piani che in Italia sono stati affrontati solo di striscio e, proprio per questo, diventa istantaneamente seminale. Nonostante ciò, ad ogni passo del disco, Cosmo riesce a scongiurare tutti i rischi che in genere corrono gli sperimentatori, vale a dire di apparire tortuosi o come si sul dire “troppo avanti” o più semplicemente di difficile accesso, conferendo ai suoi brani un’esemplare fruibilità in grado di cancellare qualsiasi pregiudizio sulla nuova canzone italiana.
Cosmo opta per una via “veramente” indie, dando finalmente un senso a questa sciocca definizione, operando qualcosa che sulle scrivanie dei discografici appare ancora un po’ ardita e che invece nei device degli ascoltatori risulta finalmente fresca e interessante.
Pur restando fedele alla forma canzone fatta di testi piacevoli e ben scritti, Cosmotronic riesce a prendere le distanze più o meno da tutto quello che c’è stato prima, sia il cantautorato citazionista di Brunori SAS e Calcutta, sia quello un po’ insincero di Levante e Jovanotti, dimenticandosi, vivaddio, perfino gli stereotipi della vecchia e media scuola dei soliti Dalla, Fabi, Gazzè, Battiato, Fossati, Bersani eccetera eccetera eccetera, chiudendo la porta sul retro e aprendo, finalmente, quella principale che consenta in qualche modo di andare avanti.

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