cupcakke_pic2Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 15 – Durata: 46:12
Genere: R&B, Rap, Trap
Sito: www.cupcakke.com 
Voto: 7/10

Difficile capire se CupcakKe (iscritta all’anagrafe di Chicago come Elizabeth Eden Harris) riuscirà a ottenere in Italia lo stesso risalto che ha ottenuto in USA ma lei, personaggio eccessivo, sempre sopra le righe e fondamentalmente sorretta da un carico di ironia per nulla scontato, è una che dovremo sicuramente tenere d’occhio. Ha solo vent’anni ma questo Ephorize è già il suo terzo album e, come i due precedenti, è stato pubblicato in totale autonomia, senza coinvolgimenti di etichette o editori e annunciato al mondo da Elizabeth stessa attraverso la sua pagina Twitter. Insomma: se una così arriva a ricevere recensioni da capogiro, finendo nell’ambìto elenco “Best New Music” di Pitchfork, mi sembra da sciocchi sottovalutarla.
Come dicevo all’inizio, non so se riuscirà a prendere piede in Italia perché la sua cifra artistica è quasi interamente legata alla sua bislacca “parlantina” impiegata per esprimere tanto le gioie della fellatio quanto il disagio giovanile, sproloquiando come in un dissing da social network ma scrivendo anche uno dei più cazzuti inni LGBT (Crayons). 

Insomma, un personaggino niente male, come già detto libero da imposizioni editoriali, che si permette di fare il rap nella maniera più specifica possibile: aprendo il microfono e cercano il modo più efficace per farsi ascoltare. E qual è il modo più efficace se non quello di usare la terminologia, lo slang e il linguaggio dei suoi coetanei? E lei lo fa benissimo, in modo sboccato ma divertente con la provocazione sempre arginata prima di scendere troppo nel triviale, assicurandosi così l’attenzione di noi che restiamo ad ascoltarla senza batter ciglio.
A volerlo guardare tecnicamente, poi, Ephorize è un disco che presenta una produzione splendida affidata quasi completamente a Def Starz (Jeune Ras, Montana of 300…) che si nutre di basi elettroniche di straordinaria fattura sulle quali CupcakKe si muove con la disinvoltura dei più grandi. Una qualità musicale e produttiva che non lascia adito a dubbi: le parolacce, l’esibizione di cazzi finti, di parrucche colorate e di trucco eccessivo sono solo l’aspetto necessario per non passare inosservata, come se dicesse: “eccomi qua, adesso che ho la vostra attenzione ascoltatemi: ne varrà la pena”.

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