japw_damned200jpgEtichetta: PIAS
Tracce: 12 – Durata: 45:06
Genere: Pop
Sito: joanaspolicewoman.com 
Voto: 9/10

Dopo la debole joint venture con Bejamin Lazar Davis, Joan As Police Woman ha ripreso le redini della sua discografia dando adito alle ipotesi che Let It Be You fosse un capitolo a parte. E infatti Damned Devotion riparte proprio dalle fondamenta di The Classic, riportando Joan Wasser su territori a lei più consoni. L’apertura con Wonderful mette immediatamente in chiaro la tipologia del prodotto: vagamente in aria Dirty Projectors ma, differentemente dalle produzioni di David Longstreth, sottoposta a un gioco di sottrazione che la rende misteriosa, sensuale ed esile al punto da apparire fragile pur tuttavia mantenendo una carica emotiva concessa solo a pochi eletti. 
E Joan As Police Woman è sicuramente un’eletta: proviene dalla gavetta fatta di collaborazioni d’eccellenza (Jeff Buckley, Rufur Wainwright, Antony And The Johnsons…) ma capace di organizzare un percorso autonomo di tutto rispetto che da quelle muse ereditasse la capacità di generare un miscuglio di ispirazioni pur rimanendo unico e riconoscibile. Inserti di elettronica, utilizzo di strumenti tradizionali come violino e sax, si fondono in trame ritmiche di drum machine con chitarra, piano elettrico e abbinamenti inconsueti, azzeccati e originali. In questo disco, per esempio, c’è un pezzo (Valid Jagger) nel quale viene impiegato un Omnichord, una bizzarra versione elettronica dell’Autoharp nato negli anni ’80 spesso utilizzato per evocare le sonorità tipiche di quel decennio ma, in questo caso, trattato in modo da unirsi all’arrangiamento senza scopi evocativi e diventando inappuntabile al pari del Theremin nell’esordio dei Portishead.
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Damned Devotion
è il quinto disco che Wasser pubblica con lo pseudonimo da poliziotta, al quale vanno aggiunti lo storico EP d’esordio, il curioso album di cover del 2009 (Cover) e il già nominato Let it Be You con B. L. Davis e si configura come uno degli episodi più riusciti della sua eccellente produzione. 

Le canzoni sono spesso amare ma sempre sorrette da una malinconica orecchiabilità che ce le fa entrare immediatamente nel cuore. Parla di amore, di sentimenti, parla di cose immense con la leggerezza di chi ha capito il potere taumaturgico della musica e quello catartico delle parole in una formidabile capacità di abbinarle. Joan As Police Woman si racconta con una tale profondità da non lasciarci altra possibilità che compenetrare, di immedesimarci e restare legati a queste canzoni in modo indeteriorabile nonostante la  suadente compostezza.
Sia quando concede un felpato funk alla memoria di Jean Genet (Steed) che quando si affida alle parole di Leonard Cohen (“Wounds are where the light gets in” in  The Silence) che il cantautore canadese aveva a sua volta mutuato dal teologo musulmano sunnita Jalāl al-Dīn Balkhi, Wasser riesce a diventare panacea romantica per i dolori del cuore e dell’anima, concedendo una via di fuga e di sollievo sulla base di sette note. 

Joan As Police Woman – Tour italiano:
24 Marzo: Marghera (VE) @ Argo
25 Marzo: Firenze @ Viper
27 Marzo: Milano @ Salumeria della musica
28 Marzo: Roma @ Auditorium Parco della musica

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