superorganism_band200Etichetta: Domino
Tracce: 10 – Durata: 33:04
Genere: Bedroom Pop
Sito: wearesuperorganism.com 
Voto: 8/10

Debutto omonimo per i Superorganism che si presentano come un collettivo numerosissimo (otto elementi) che vive in un loft di Londra al servizio di un’operazione multi espressiva e multi etnica che abbina il concetto di Factory anni ’60 con quello di Comune anni ’70 abbinandoli alle più fresche e giovani attitudini artistiche da nuovo millennio.
Tutti giovani (alcuni giovanissimi), tutti mediamente snob, appassionati di nuove tecnologie, di arte e di musica, questi ragazzi hanno creato la band quasi senza volerlo. Tutto nacque quando alcuni amici di Orono Noguchi,  una studentessa del Maine di origine giapponese, le hanno consigliato di ascoltare la band The Eversor, neozelandesi di stanza a Londra, che lei inizia a seguire su YouTube diventandone fan. Durante una vacanza in Giappone mentre la band era in tour da quelle parti Orono è andata a sentirli incontrandoli di persona e diventando loro amica, restando in contatto anche in seguito attraverso Skype. Quando gli Eversor hanno scoperto che Orono aveva un’attività musicale, le hanno proposto una collaborazione inviandole un demo. La giovane ha scritto un testo e cantato la sua parte utilizzando GarageBand e il microfono annesso al MacBook e poi rispedito il pezzo ai ragazzi a Londra. Il risultato entusiasmò talmente gli inglesi da decidere di dare vita a un progetto nuovo che hanno chiamato Superorganism. La leggenda narra che il brano su cui Orono ha lavorato fosse in realtà la versione definitiva di Something For Your M.I.N.D., il  primo singolo della band, pubblicato dalla Domino Records così com’era, con solo alcuni piccoli interventi di post produzione. 
superorganism_band1_200Alcuni mesi più tardi si concretizzarono nuove collaborazioni con altre due cantanti, le neozelandesi Ruby e B che si spostarono a Londra per lavorare a stretto contatto con la band. L’ultimo ad unirsi è stato l’australiano (di origine sud-coreana) Soul, che a tutt’oggi è l’unico a collaborare a distanza da Sidney, dove vive. Un foto a grandezza naturale della sua faccia prende spesso il suo posto negli scatti promozionali del Superorganism.
Con questo assetto e con un certo successo dovuto a Something For Your M.I.N.D. saggiamente infilata dalla Domino nel soundtrack del videogioco FIFA 18, la numerosissima band ha iniziato a lavorare al primo album con quel misto di pressione e di entusiasmo che in genere porta a qualcosa di genuinamente fresco e innovativo. Pur facendo man bassa di ispirazioni e rimandi, infatti, l’esordio del Superorganism suona come qualcosa di inaudito e giovane con forse l’unico difetto di essere fin troppo eclettico, sparato in direzioni sempre diverse con cambi di tempo, follie elettroniche, effetti di post produzione, rumorini, coretti bubble-gum e un’attitudine punk che spiazza.
Orono Noguchi ha dichiarato spesso di ispirarsi ai Pavement ma in realtà, nel Superorganism questa passione è piuttosto contenuta, seppur talvolta affiori nelle linee del cantato. Ogni elemento del gruppo ha una sua personale passione e caratteristiche inclinazioni che confluiscono in un suono generale poliedrico e sfaccettato che, con una indiscutibile abilità nell’impastare, producono un amalgama originale e innovativo. Qui dentro c’è un frullato di hard rock, pop, dance, elettronica e R&B dal sapore davvero difficile da classificare. E la storia ci insegna che i capolavori della musica moderna hanno tutti avuto problemi di catalogazione. Se i Superorganism saranno i nuovi Velvet Underground, The Beatles, Portishead o Arctic Monkeys non è facile da dire adesso. Con certezza non è il caso di ignorarli né di sottovalutarli.

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