Etichetta: Nonesuch
Tracce: 10 – Durata: 37:18
Genere: Pop, Elettronica
Sito: davidbyrne.com 
Voto: 8/10

Nella carriera di ogni grande artista c’è un momento nel quale sembra non ci sia più bisogno di dimostrare nulla. Sembra. In quella di David Byrne, di carriera, ci sono stati momenti in cui l’artista ha fortemente voluto dimostrare di essere una delle figure che fanno la differenza. Sin dai tempi della sua band d’origine (Talking Heads) ha imposto vie inespresse alle strutture del rock’n’roll facendo qualcosa che ancora oggi è d’ispirazione per giovani musicisti in procinto di trovare una propria via. Le sperimentazioni abbinate ai suoni del mondo con la complicità di Brian Eno, Robert Fripp e Ryuichi Sakamoto (sia con la band che da solo) lo hanno reso una vera e propria musa per le generazioni future. byrne_disegno2E quando a un certo punto sembrava aver tirato i remi in barca per godersi un po’ il raccolto di quanto seminato, in realtà stava operando un po’ in disparte per affinare il suo metodo ogni volta che gli si presentava l’occasione. Il motivo per cui si accoglie con eccitazione American Utopia, primo disco a suo nome da quindici anni a questa parte, è proprio il fatto che in questa circostanza l’artista appare come liberato dell’impellente smania di dimostrare qualcosa.
Da Grown Backwards del 2004 ha collaborato con Fatboy Slim e St.Vincent, ha realizzato colonne sonore per il cinema indipendente, ha scritto manuali diventati autentici cult, ha operato nell’ambito dell’arte contemporanea, ha concesso se stesso a film di cassetta senza dimenticare di tornare ogni tanto a ridare linfa ai suoi classici girando il mondo in tour. Con presupposti così, il suo ritorno sugli scaffali non poteva essere affidato a un disco qualsiasi, era necessario farsi sentire, elevarsi dalla media e, da buon vecchio saggio, Byrne ha compreso che il modo più sensato era quello di accantonare la sperimentazione per affidarsi alla sua storia cercando unicamente di filtrarla con un linguaggio più moderno, attraverso la sensibilità dei suoi giovani discepoli (Jack LathamDaniel Lopatin, Jack Peñate…) ma senza azzardare troppo affidandosi alle certezze del suo fidato partner Brian Eno. 

Parte di un progetto multimediale più ampio, intitolato Reasons to Be Cheerful (come un vecchio pezzo di Ian Dury) , che mira a dare motivi per essere felici e ottimisti nonostante i conflitti politici e i problemi ambientali del nostro pianeta, American Utopia è un disco che sorprende perché, laddove possano sembrare carenti le innovazioni, arrivano in aiuto le canzoni che sono un condensato di straordinaria comunicativa oltre che di mnemonica orecchiabilità. Byrne sceglie di (ri)fare quel se stesso diventato icona, reintroducendo il cantato schizofrenico di Remain in Light (Everybody’s Coming to my House), ampliando la strumentazione elettronica con quella etnica, cercando soluzioni che potessero incuriosire anche generazioni successive alla sua ma… sempre tenendo un profilo pop piuttosto alto, senza azzardare, concedendosi, semplicemente e finalmente alla sacra arte dell’intrattenimento.

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