Etichetta: E-Works / PIAS
Tracce: 15 – Durata: 42:06
Genere: Pop Rock
Sito: www.eelstheband.com 
Voto: 8/10

Atteso per quattro anni, il nuovo album degli Eels di Mark Oliver Everett appare come un piccolo resoconto di accadimenti personali messi in bella mostra su dodici ballate (più tre brevi interludi strumentali) dal sapore indie rock. Un sapore che certamente apparirebbe un po’ desueto per mano di un esordiente ma che attraverso Mr.E suona coerente e in linea con un percorso impossibilitato a consentire divagazioni.
eels_-deconstruction_lp200Il resoconto del primo approccio è quello di un disco amaro, che anche nei rari momenti di luce riesce a trovare l’interruttore per attenuare il baluginio. Le canzoni di The Deconstruction hanno effettivamente una visione tetra del mondo e dell’umanità ma si pongono come ironica panacea per superare le crisi, tanto intime quanto sociali, di chi ha trovato nella scrittura di canzoni l’unica possibilità per per esprimersi. 
Everett riesce a comunicare in modo assolutamente convincente, spingendo poco sul pedale del rock e mantenendosi su ambienti musicali più soffusi, sicuramente più efficaci nell’esposizione dei chiaroscuri di queste ballate nelle quali non vengono nascosti omaggi più o meno espliciti a muse ispiratrici come Pink Floyd, Tom Waits, David Bowie e perfino Burt Bacharach (The Unanswerable) e il trio Holland-Dozier-Holland (You Are The Shining Light). Il risultato si configura come uno dei dischi più riusciti e a fuoco degli Eels, almeno da un paio di uscite a questa parte, ed ha forse l’unica pecca di risultare in alcuni momenti quasi soffocante nel suo malinconico nichilismo. Eppure è proprio questa caratteristica a diventare l’imprescindibile chiave di lettura per il “mondo migliore” agognato dall’autore che si appoggia sulle fragili affettuosità di una serata tra amici, senza smartphone né TV e con una bottiglia di buon vino a sciogliere le lingue e le inibizioni.

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