Etichetta: Domino
Tracce: 11 – Durata: 40:51
Genere: Pop Rock
Sito: www.arcticmonkeys.com 
Voto: 10/10

Se qualcuno avesse ancora bisogno di conferme sullo stato di salute del rock, quello classico suonato con chitarre elettriche e distorsori, il nuovo album degli Arctic Monkeys è qui per fornirle.
L’ultima delle grandi rock band, la cui biografia parla ancora di punk/garage/indie/alternative rock, ha inciso il disco che rappresenta il più grande e coraggioso cambio di direzione della sua carriera. Chi conosce il complesso di Sheffield, tuttavia, è abituato a una costante evoluzione sebbene questa sia probabilmente la più radicale e coraggiosa di sempre. Alex Turner ha perfino dichiarato di aver pensato di pubblicare Tranquillity Base Hotel + Casino a suo nome, temendo che i seguaci del am_banda200gruppo potessero non accogliere una virata così estrema per poi cambiare idea quando ha compreso la complicità della band che ha così ottenuto i crediti che merita. Sì, perché se è vero che Turner è il principale artefice dell’album, gli altri tre monkey hanno aderito immediatamente alla necessità di cambiare direzione, in un momento in cui sembrava davvero necessario farlo. Con loro, un nugolo di musicisti aggiuntivi e la consueta mano-santa di James Ford in regia.
Senza voler fare gli alternativi a tutti i costi, Arctic Monkeys hanno confezionato un disco che rifugge da tutti gli stereotipi del rock pur tuttavia accogliendo quasi tutti quelli del pop più classico, debitamente adattati alla propria cifra. Se volete qualche nome di riferimento, si possono citare tanto Scott Walker quanto David Bowie, il primo per l’estrema virata professionale, il secondo per la capacità di interpretare se stesso nonostante il continuo scandaglio di riferimenti pur senza ripercorrere nulla che sia già stato scritto.

Testi al limite del visionario, ma concentrati su una sorta di traccia autobiografica, si adagiano su arrangiamenti stratificati e inafferrabili che fanno di Tranquillity Base Hotel + Casino un album di autentica rottura, che può spiazzare ma che non lascia indifferenti. Così come prima fecero i Beach Boys di Pet Sounds, Serge Gainsbourg dell’Histoire de Melody Nelson, Marvin Gaye di What’s Going On o i Radiohead di Kid-A, anche il quartetto inglese impianta la propria sperimentazione su un tessuto perfettamente conforme alla propria indole, generando il prototipo della canzone di domani usando strumenti e tecnologie classiche (clavicembalo, dolceola, reverbero a molla, organo Hammond ecc…) senza che ciò comporti emulazioni di modelli passati o generi specifici e restando, al contrario, ben più che fedeli a una scrittura che è ormai un marchio di fabbrica.
Tranquillity Base Hotel + Casino non è un disco di The Last Shadow Puppets, non c’è nostalgia né retromania quanto semmai un singolare sguardo al futuro, sia pure in ossequio a un passato impossibile da ignorare. Ma, senza tanti panegirici, rappresenta il modo più credibile che una band in stato di grazia ha trovato per dimostrare la propria unicità nel panorama attuale e per concedersi il coraggio di una virata così audace. 

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