hopkins_singularity_cd200Etichetta: Domino
Tracce: 9 – Durata: 62:10
Genere: Elettronica, Techno, Ambient
Sito: jonhopkins.co.uk 
Voto: 8/10

Fare dischi seriali pur mantenendo scadenze a dir poco consistenti è senza dubbio sintomo di grande autostima. Jon Hopkins, proprio in questi giorni ha pubblicato il seguito del candidato Mercury Prize, Immunity del 2013, si intitola Singularity e in buona sostanza è un album che si configura come logica conseguenza del precedente, prendendosi la briga di svecchiare ulteriormente il verbo della techno, smussandone i contorni dance con sonorità cosmiche e atmosfere vagamente psichedeliche. 
La struttura dell’album è impostata in modo che il flusso sonoro abbia poche interruzioni. Nell’idea originaria di Hopkins, anzi, si sarebbe dovuto trattare di un’unica lunga suite ispirata da alcune esperienze nell’ambito della meditazione trascendentale. Una caratteristica, questa, che lo avvicina per certi versi alla cosmic music del passato declinandola alle esigenze ludiche del ballo. Come se Giorgio Moroder avesse prodotto un album di Klaus Schultze negli anni ’90 con tutte le diramazioni che una collaborazione come questa, in quel contesto temporale, avrebbe comportato.

hopkins_lui200Singularity è un disco che può anche apparire presuntuoso ma, mentre scorre la puntina sui solchi, diventa evidente l’imprescindibilità di una scelta tanto ambiziosa: i suoni sgretolati delle ritmiche, certi eccessi di white-noise e di insidiosi feedback uniti ai crescendo di soffi, riff di pianoforte e batteria elettronica, riflettono un ineluttabile sentimento spirituale che parte dall’anima per espandersi nel cosmo.
Mantenendo alto il livello di fruibilità, Hopkins riesce a conservare anche un considerevole livello emozionale provando a disegnare una parafrasi dei cicli universali rapportandoli alla crescita intellettuale e individuale. E approdare a contenuti tanto ascetici mettendo il carburante ai piedi, porta al traguardo in maniera semplice ed efficace. L’uovo (Fabergé) di Colombo. 

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