the_carters_loro200Etichetta: RockNation
Tracce: 9 – Durata: 42:38
Genere: R&B
Sito: Beyoncè / Jay-Z 
Voto: 8/10

Beyoncé Giselle Knowles-Carter, in arte Beyoncé e Shawn Corey Carter, in arte Jay-Z, hanno riportato in auge il modello anni ’60/’70 di couple-project sulla falsariga di Sonny & Cher, Ike & Tina Turner, Ashford & Simpson, Marvin Gaye & Tammi Terrel  e anche The Carpenters, sebbene fossero fratello e sorella, e a sorpresa hanno licenziato un disco accreditato al casato di famiglia, The Carters definendolo l’elemento che chiude la trilogia iniziata con Lemonade e proseguita con 4:44.
Beyoncé nel suo album metteva in piazza lo scontento per i continui tradimenti del marito mentre lui, nel suo, faceva ammenda dichiarando le sue colpe e scusandosi pubblicamente con la consorte. In questo lavoro a quattro mani continuano a lanciarsi frecciatine ma dichiarano di amarsi e, al di là dell’evidente eccesso di autostima, dell’invidiabile culto della personalità, i Carters hanno trovato un modo formidabile di fare spettacolo mettendo in scena idiosincrasie, difetti, scaramucce e (inutile negarlo) anche qualche violenza della vita di coppia meno privata del momento.
Everything is Love parla chiaro fin dal titolo e si pone come un disco di strabiliante romanticismo, condito da pezzi ed arrangiamenti di classe superiore ai quali è davvero difficile trovare un difetto a meno di non ricorrere al fondato sospetto di un progetto calcolatissimo nel quale i due coniugi hanno capito di poter  monetizzare su quella che è stata la crisi coniugale più chiacchierata della black music del nuovo secolo, creando uno spioncino eccezionale a vantaggio del voyeur che c’è in ognuno di noi.
Il disco è indubbiamente buono, forse lievemente inferiore ai due precedenti capitoli “solisti” e si pone come un campionario di prelibatezze R&B, soul, trap e hip hop  di altissimo livello ottenute con la collaborazione di musicisti stratosferici (tra cui i formidabili Dap-Kings) e dei produttori più strillati dell’attuale scena R&B (oltre ai Carters stessi anche 808-Ray, Beat Butcha, Boi-1da, Derek Dixie, El Michels, Pharrell Williams e molti altri).

I testi, tutti autoreferenziali e concentrati nel documentare la figaggine della coppia spendendosi in vicendevoli smancerie, sono talmente diretti da lasciarci increduli. Jay-Z sostiene che la giuria dei Grammy è truccata e ovviamente la ragione sarebbe che lui… non lo ha mai ricevuto, Beyoncè invece vuole mettere a tacere le voci di chi l’accusava di aver gonfiato i dati di Tidal e grida a gran voce che (…) ‘cause my success can’t be quantified. If I gave two fucks – two fucks about streaming numbers would have put Lemonade up on Spotify… Fuck you… ((…) perché il mio successo non può essere quantificato. Se se me ne fregasse qualche cazzo – qualche cazzo dei numeri dello streaming avreio messo Lemonade su Spotify! Vaffanculo …).
Insomma, fosse tutto calcolato o meno, davvero poco importa: questo disco è un piacere per le orecchie, frutto di un investimento d’altri tempi (come dimostra anche il video si Apeshit per il quale il regista Ricky Saiz ha ottenuto l’autorizzazione a girare a Parigi all’interno del Louvre) e che pone la musica pop su un livello altro, grottescamente sublime, ineccepibile nei suoi disarmanti eccesi, incontestabile nella sua cafonaggine e nonostante ciò… perfetto.

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