marr_ctc_promo400Etichetta: New Voodoo
Tracce: 12 – Durata: 57:56
Genere: Rock
Sito: johnnymarr.com
Voto: 8/10

Al terzo capitolo solista Johnny Marr fa finalmente centro. Pur avendo ancora qualche asperità, qualche angolino da smussare, Call The Comet è di fatto il disco che porta il chitarrista di Manchester su una strada autonoma, lontana da quegli echi del passato che sono sempre apparsi un po’ forzati, ai critici più che al pubblico.
C’è un’eccezione ed è Hi Hallo, il primo singolo estratto, che sembra un out-take di The Queen is Dead ed è, proprio per questo, il brano meno riuscito dell’intero album. Fa impressione perché si offre a mille critiche e le ottiene. È talmente smaccato che deve per forza nascondere qualche messaggio per l’ex socio (e chissà se quel “get away now and go to bed” abbia qualche atinenza con Spend The Day in Bed), è comunque un brano dai riferimenti talmente passatisti da diventare l’unico momento di cedimento di un lavoro altrimenti ottimo.

marr_ctc_cd200Naturalmente anche in altri brani potrebbe adattarsi la voce di Morrissey, è inevitabile! Ma stavolta Johnny e si lascia andare conscio dell’inutilità di insistere su quel tasto e finalmente capace di dimostrarlo con qualcosa che nelle precedenti due occasioni era rimasto in sospeso: tirare fuori i denti e imporsi con una qualità, un tiro e una distinzione che per la prima volta (e tolta l’eccezione di cui sopra) non sembrano ingenue o soggette a paragoni col passato.
Call The Comet è bello perché se ne percepisce la serenità oltre a quella del suo autore nel cercare di fare qualcosa di fresco, di diverso e di perfetto proprio perché lontano, per quanto possibile, da The Smiths, esprimendosi liberamente e finalmente per sua voce, per suo intento.

Marr scrive una specie di concept-album ambientando le sue disamine attorno a un mondo che soffre e al genere umano che arranca per respirare per poi… morire soffocato. Critica, esprime angoscia e riesce al contempo a trasformare tutto in un grande atto d’amore corredato da una squisita ricercatezza sonora che rende il pop chitarristico tipico della sua storia il veicolo più efficace per metterlo in scena. Fondamentale, a questo scopo, la produzione del fidato James Doviak che trova il modo di conferire a Call The Comet quella personalità che sembrava mancare nei due dischi precedenti e che in questo giro appare amplificata dalla vena creativa di un Johnny Marr tirato a lucido e pronto per posare le armi e concedersi semplicemente come l’ottimo autore che è sempre stato.

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