AD_HimEtichetta: Sacred Bones
Tracce: 11 – Durata: 47:06
Genere: Rock
Sito: amendunes.com 
Voto: 9/10

Per cominciare devo ammettere di aver conosciuto Amen Dunes solo in questi giorni. Leggendo qua e là, mi ha confortato sapere che un disco come Freedom non è l’opera prima di un esordiente (sarebbe stato troppo!) quanto piuttosto l’eccellente risultato di un percorso iniziato discograficamente nel 2006 con produzioni DIY che hanno portato a Love, del 2014, che è l’album che fondamentalmente lo ha consacrato ufficialmente oltre che aiutato a trovare strumenti espressivi efficaci e innovativi.
Freedom è il suo sesto album oltre che il passo corretto e ben piazzato di un musicista che focalizza il lavoro su un concetto di innovazione molto sottile, capace di lasciare intatti i canoni del (pop)rock classico ma di presentarlo su sfondi inconsueti e affascinanti.

Pur tuttavia senza essere il punto di forza maggiore di Freedom, i testi di McMahon sono molto interessanti e, con una modalità vagamente old style, ci infila racconti di spacciatori e drogati, ci mette in mezzo anche Perseo, Dracula e narra di personaggi e situazioni, spesso riesumate dal passato e ancor più spesso con caratteristiche autobiografiche. Parla di suo padre e lo colloca ai giorni di scuola, tra scoperte adolescenziali e marachelle formative (Skipping School) e anche quando si serve di un celebre surfista degli anni ’60, in realtà Amon Dunes parla al/del se stesso giovane skater e dei suoi sogni di gloria (Miki Dora). 

Le trame melodiche ed armoniche sono la vera ricchezza di questo album. I suoni, pur nella loro straniante sottigliezza, sono il cardine su cui poggia l’apertura mentale e culturale di McMahon. Per le session ha convocato alcuni tra i più straordinari personaggi dell’indie degli ultimi anni, a partire dal musicista romano Panoram per la parte elettronica, fino al chitarrista Delicate Steve (Built To Spill, Paul Simon, The Growlers…), al batterista Parker Kindred (Joan as Police Woman, Jeff Buckley, Antony & The Johnsons…) e a Chris Coady (Beach House, Blonde Redhead, Grizzly Bear…) a cui è stata affidata la produzione. Il risultato somiglia a un sacco di cose, dall’indie pop dei Blur al soul di Frank Ocean, ma… non è associabile a nulla. Come un allievo attento e geniale, Amen Dunes impara da tutti per aprire una sua scuola e per inaugurare una strada alternativa percorribile tanto dal pubblico di giovanissimi quanto da quello di chi ha sentito musica fin dagli albori del rock’n’roll.
Sicuramente uno dei dischi più interessanti di quest’anno, destinato a restare sul giradischi per molto tempo e, probabilmente, a ottenere un posticino speciale negli annali della musica popolare.

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