apo_luiEtichetta: Autoproduzione
Tracce: 7 – Durata: 69:40
Genere: Pop Rock
Sito: apomuzik.com
Voto: 6/10

Il progetto di Pierluigi Grottola, in arte Apo, è quello di riportare in auge un metodo di scrittura e di espressione cantautorale d’altri tempi che coniuga la tradizione col progressive e la psichedelia in un formato che ricorda tanto Fabrizio DeAndrè quanto Alan Sorrenti nei momenti in cui si rifacevano a Georges Brassens e Tim Buckley.
Particolarmente attento alla parte lirica, Apo non dimentica quella più esteriore della musica e riveste le sue composizioni di un sovraccarico di intensità in un formato extra-large dalla musicalità vagamente fuori dal tempo che, per essere apprezzata, richiede un po’ di allenamento e di “passione” per il genere.
La musica di Apo non ha regole fisse: si sviluppa in un viaggio attraverso canzoni caustiche e buffe ad altre più seriose e intense che, tra panorami lisergici e dilatazioni sonore, disorientano un tantino. I brani, alcuni lunghi, tendono a tradire le regole dei gloriosi concept album anni ’70, scombinando i legami e lasciandosi trasportare da un istinto verace che però conduce spesso fuori strada, sebbene i guizzi e le atmosfere prima acide e rigide e poi più  rarefatte e rassicuranti, abbiano qualche sbocco interessante.
Nelle liriche, Apo sconfina tra il caustico e il poetico, mediando una certa logorrea con istinti veraci e sinceri che lasciano intravedere intenzioni nobili. A parte una schiera di ottimi musicisti chiamati a arricchire le session, Apo fa tutto da solo: scrive, arrangia, produce, suona e cura personalmente ogni dettaglio. Infarcisce ogni attimo di informazioni lasciando all’ascoltatore poco spazio per la scoperta. Il press kit che correda l’album è un dettagliato manuale sulla strumentazione usata, sulle ispirazioni e i metodi di composizione. È denso di dettagli sui percorsi che hanno portato alla creazione di ogni singolo pezzo, come se Apo volesse essere certo di non venire frainteso, sebbene nell’arte anche i fraintendimenti abbiano un loro senso.
Insomma, c’è un po’ troppo, una quantità di informazioni che tendono a distrarre.
A rendere il lavoro più scorrevole e leggero, servirebbe un occhio e un orecchio esterno, un produttore o una guida, forse, che sappia togliere quegli eccessi a cui il fiero autore (a cui non manca né il talento né la capacità tecnica) non riesce a rinunciare.

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