FILE: David Bowie Recovers From Emergency Heart SurgeryEtichetta: Parlophone
Tracce: 22 – Durata: 114:31
Genere: Rock
Sito: www.davidbowie.com 
Voto: 7/10

Senza particolari fronzoli e semplicemente riportato su un disco in versione integrale, Glastonbury 2000 è il concerto che David Bowie tenne allo storico Glastonbury Festival of Contemporary Performing Arts che, dagli anni ’70, ogni estate accende l’omonima città del Somerset, a sud di Bristol.
Se vi fosse capitato di leggere qualche biografia di Bowie, vi sarete certamente imbattuti nell’apologia di questo evento leggendo del suo incredibile stato di grazia e di quello della sua band, altrettanto in forma. Bowie tornava a Glastonbury per la seconda volta, a trent’anni di distanza dalla prima avvenuta nel 1971, ed era la tappa conclusiva di un cosiddetto Minitour di tre date le cui prime due (16 e il 19 giugno alla Roseland Ballroom di New York) furono presumibilmente pensate come prova generale per l’evento qui immortalato.
Bowie non aveva previsto di fare un disco da quel concerto e non coinvolse un service a quello scopo. Per questa ragione Glastonbury 2000 non ha avuto possibilità di essere migliorato o post-prodotto; ciò che riporta è esattamente quello che lo studio mobile della BBC ha potuto riprendere. In alcuni punti si percepisce la pecca di una scelta che tende a privilegiare l’audio televisivo che non prestasse troppa attenzione ai dettagli e rendendo l’album un documento più che un album dal vivo. In questo senso, mi sento di consigliare l’acquisto dell’edizione che include anche il DVD con l’intera esibizione, perché in questo modo Glastonbury 2000 restituisce la sua forza esecutiva completamente, migliorando quell’aspetto da (ottimo) bootleg offerto dalla versione CD o LP. Oltre tutto il DVD rende pubblica una performance fino ad ora rimasta negli archivi della BBC e tutt’ora inedita, eccezion fatta per i 30 minuti di estratto che all’epoca vennero trasmessi dalla TV britannica.
Se stupisce l’assenza totale di alcuni brani classici (nulla da Low, per esempio, solitamente molto presente nelle scalette), è sintomatico che l’artista abbia tralasciato completamente quello che all’epoca era il suo disco più recente, “hours…” del quale non si accenna nemmeno a Thursday’s Child nonostante l’ottima accoglienza di pubblico del singolo che la conteneva. Ma a pensarci bene c’è poco da stupirsi: Glastonbury 2000 è l’incredibile epifania di un artista nei confronti del suo repertorio e fotografa il momento in cui Bowie inizia a riconoscere la forza emotiva di ognuna delle sue canzoni. Nel booklet allegato all’album compare un frammento del diario che lui in persona scrisse per il settimanale Time Out in preparazione dell’evento; un passaggio in particolare non lascia spazio a altre interpretazioni: “Dal 1990 ho dedicato la fine del ventesimo secolo a concerti scarsi di grandi successi. Sì, sì, lo so che ho inserito quattro o cinque hit nelle ultime scalette ma ho resistito piuttosto bene credo. Ecco, quest’anno potrete imbrattare il prato di Glastonbury ascoltando canzoni conosciute. Beh, con un paio di stravaganze ovviamente”. E la promessa viene mantenuta da una scaletta è da far girare la testa che, sul disco (2CD o 3LP), è riportata senza montaggi e senza modifiche, esattamente così come avvenne il 25 luglio 2000 sul palco. Si parte con la cover di Wild is The Wind, seguita da quella di China Girl per poi esplodere in una sorta di greatest hits da pelle d’oca: Changes, Life on Mars?, Stay… vi sembra poco? Allora via con Ashes to Ashes, Rebel RebelGolden Years fino alla clamorosa I’m Afraid of Americans che chiude il programma non senza averci trascinato in gemme immortali come Fame, The Man Who Sold The World, Let’s Dance, Station to Station, Starman, Ziggy Stardust, “Heroes” e perfino Under Pressure.
L’artwork, affidato al consueto Jonathan Barnbrook punta a mettere in evidenza il look bowieano del 2000 che in un certo senso celebra quello del suo primo Glasto del 1971, con i capelli lunghi e biondi che cadono sul magnifico cappotto stile redingotte disegnato da Alexander McQueen.
In generale, non un capolavoro di registrazione ma un assoluto must per tutti gli appassionati di musica rock per i quali è impossibile prescindere da un momento storico come questo.

La setlist completa:

  1. Introduction (Greensleeves)
  2. Wild Is The Wind
  3. China Girl
  4. Changes
  5. Stay
  6. Life On Mars?
  7. Absolute Beginners
  8. Ashes To Ashes
  9. Rebel Rebel
  10. Little Wonder
  11. Golden Years
  12. Fame
  13. All The Young Dudes
  14. The Man Who Sold The World
  15. Station To Station
  16. Starman
  17. Hallo Spaceboy
  18. Under Pressure
  19. Ziggy Stardust
  20. “Heroes”
  21. Let’s Dance
  22. I’m Afraid Of Americans
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