nada_leiEtichetta: Woodworm
Tracce: 10 – Durata: 33:33
Genere: Pop Rock
Sito: Facebook
Voto: 8/10

Recentemente Nada ha potuto riassaporare l’aria delle alte posizioni della classifica di vendita grazie a un brano di qualche anno fa (Senza un perché) finito nel soundtrack di The Young Pope che l’ha portato al numero due della classifica FIMI. A Nada non succedeva dal 1983 quando arrivò in vetta con Amore Disperato, suo ultimo grande successo commerciale arrivato al culmine di quindici anni di immensa popolarità e riconoscimenti discografici. Dalla seconda metà degli anni ’80, in una fase di carriera che rischiava di lasciarla ad arrancare sui fasti del passato, la cantante ha scelto di inaugurare un percorso nuovo partecipando al Festival di Sanremo con un brano scritto dal marito Gerry Manzoli (Bolero) che passò inosservato ma che la convinse a provare la strada di una canzone autoriale, più adulta e ricercata. Da quel momento la sua carriera ha preso una piega completamente nuova che, senza dimenticare il pregresso e continuando a offrire in concerto i pezzi che le hanno dato la notorietà, la convinse a scrivere i suoi brani, avvicinandola all’universo della musica indipendente con collaborazioni autorevoli e ricercate (Avion Travel e Têtes de Bois) che sono, in fondo, il modo migliore per esprimere la coerenza di chi, già da giovanissima, ha avuto il privilegio di lavorare con Piero Ciampi, Reale Accademia di Musica e Paolo Conte.
È un momento difficile, tesoro è prodotto da John Parish e riprende la collaborazione tra i due iniziata nel 2004 con l’album Tutto l’amore che mi manca. E il musicista e producer inglese (fidato collaboratore di PJ Harvey e produttore di Giant Sand, Goldfrapp, Eels ma anche dei “nostri” Afterhours e Cesare Basile) è senza dubbio la persona giusta per animare un disco profondo e sincero come questo. Perché la cantante di Gabbro ha bisogno di libertà e oggi trova la necessità di esprimersi direttamente, senza imposizioni né direzioni imposte. E questo Parish l’ha capito perfettamente, intervenendo con un tocco a tratti inconfondibile ma lieve, che non fraintende le finalità dell’autrice ed anzi lasciandola emergere in prima persona dalla prima all’ultima traccia, tra atmosfere leggere e positive contrapposte ad altre più scure e tese.
Alla rispettabile età di 65 anni, Nada non ha più ansie né bisogno di conferme. Scrive e si scrive, interpreta il mondo di oggi visto dagli occhi di una donna illuminata ma, in fondo, normale e vicina a noi. Si apre, con cruda sincerità, talvolta quando le parole non arrivano, le inventa come nel brano Disgregata, in cui le mette assieme in un rap che sembra una preghiera, un’invocazione proveniente da uno stato di trance che mette in scena, con immensa grazia, un viscerale smarrimento immediatamente condivisibile.

Lo spirito generale dell’album attinge al rock ma si spinge oltre, pur mantenendone i connotati principali, la formula di basso, batteria e chitarra diventa cornice ideale per rinchiudere un metodo solo apparentemente anarchico. Perché Nada scrive e si esprime in maniera trasparente, con una sincerità che rasenta l’ingenuo ma sempre superbamente credibile. Madre, uno dei pezzi più emozionanti, basta da solo ad esprimere questo concetto perché, pur mettendo in scena una sensazione di sconforto e di assenza tra le più comuni come quella di chi perde un genitore, si appiglia a una modalità poetica dai toni vagamente lisergici immaginando di poter rientrare nel ventre materno per ritrovare, capire e anche un po’ perdonare una madre nell’esatto momento in cui si comprende il ruolo di chi, per tutta la sua vita, ha fatto tutto il possibile per ritrovarci, capirci e senz’altro perdonarci.
La direzione generale dell’album è quella che ha contraddistinto le ultime fatiche della cantante e non deluderà chi la segue con affetto da sempre e nemmeno chi l’ha incontrata per la prima volta in tempi recenti, grazie al suo lavoro con The Zen Circus, A Toys Orchestra, Massimo Zamboni e i Criminal Jokers di Motta.

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